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Grafologia, dal gesto grafico al carattere: Foto-grafia di Oriana Fallaci

Grafologia, dal gesto grafico al carattere: Foto-grafia di Oriana Fallaci

Una scrittrice, una giornalista, un’attivista, ma soprattutto una donna con la “D” maiuscola. Ci ha lasciato nel 2006, a 77 anni, dopo una vita vissuta intensamente fino all’ultimo, nonostante una malattia che da tempo la divorava lentamente. Oriana Fallaci ha scritto dodici libri e ha venduto venti milioni di copie in tutto il mondo. Molte sue frasi sono diventate celebri come vere e proprie perle di saggezza e riflessione.

 

Pensando a lei, siamo portati a vederla come una combattente sempre in prima linea, sprezzante del pericolo, dotata di una straordinaria autodisciplina, di una determinazione e di una puntigliosità fuori dal comune.

In realtà nel libro “Oriana una donna” (Rizzoli) prima e unica biografia autorizzata, scritta da Cristina De Stefano, scopriamo come la Fallaci sia stata nel privato una donna delicata, fragile, dolce, romantica e allegra, con una personalità meno rigida, meno “monolitica” come dice l’autrice, rispetto all’immagine corrente.

Se nella professione ha rivoluzionato il modo di intervistare ponendosi davanti ai potenti senza alcuna soggezione, convinta di rappresentare come giornalista il diritto alla verità, nel privato lasciava emergere la sua fragilità di donna appassionata e feribile.

Se nella professione, come ha scritto Kundera, “usava il microfono come una spada”, nella vita privata si faceva consapevolmente trafiggere da passioni profonde che la toccavano in ogni angolo del corpo e dell’anima.

 

Oriana Fallaci: la sua grafia

Grafologicamente ci si aspetterebbe una scrittura con segni evidenti di determinazione, con angolosità e acuminate, con gesti decisi, dove la caratteristica che Freud definisce “fallica” sia predominante (grafia fallica: spazio del foglio liberamente conquistato, dimensione grande e disuguale, maiuscole amplificate, movimento affermato). La grafia della Fallaci invece è piacevolmente e armonicamente ordinata, chiara, semplice, con un buon equilibrio tra curva e angolo, con personalizzazioni sobrie e vivaci, ma senza ostentazioni, rivelandoci una personalità che amava la disciplina, apprezzava la serietà e il rispetto delle norme sociali.

   Solo nella firma, senza soluzione di continuità tra nome e cognome, osserviamo le tracce di un certo narcisismo e soprattutto di una evidente richiesta affettiva, di vuoti da riempire mai sufficientemente colmati.

Il movimento è controllato con una leggera fluttuazione sulla verticale, che aggiunge vivacità e ritmo al filo grafico parlandoci di sensibilità nel cogliere le sfumature. Prevalgono il nero e la compattezza a testimonianza della grande capacità di agire. Le azioni sono portate avanti con ordine, con i piedi ben appoggiati per terra (rigo ben tenuto), senza colpi di testa (assenza di complicazioni e tratti superflui), con metodo e rigore non privo di vivacità (margini rispettati, disuguale metodica) con passione e calore (tratto colorato, spesso, semi-curvo) con concentrazione e senso spiccato e minuzioso della realtà circostante (inclinazione leggermente fluttuante), con un coinvolgimento e una curiosità che sono funzionali e non disturbanti nel penetrare nella notizia e nell’animo del prossimo (forme allargate, tratto spesso e ben inchiostrato).

Concludiamo con una suo pensiero: “Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai (…).

 


  13  Nov  2015 ,
Barbara Taglioni

Barbara Taglioni

Grafologa, scrittrice eu ultimamente mi sono avvicinata al mondo della fotografia che ho scoperto essere un altro entusiasmante modo di fare arte.

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