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Scienze e Mestieri

Cos'è uno smartphone per i bambini del Ghana Foto originale thelongrun.it. Elaborazione di Irene Marchi

Cos'è uno smartphone per i bambini del Ghana

 

Nel 2014, secondo le ultime indagini, sono stati venduti in tutto il mondo 1,3 miliardi di smartphone: più di 148.000 telefoni all'ora. Troppe, in ogni caso, sono invece le ore che un numero altrettanto vergognoso di bambini ha passato, e passerà, ogni giorno, nella discarica di Agbogbloshie (un quartiere di Accra, la capitale del Ghana), facendo a pezzi i cellulari che sono stati portati lì con altre tonnellate di rifiuti elettronici.

Fotografia da un angolo di mondo: rifiuti!

 Sì, perché Agbogbloshie, che in passato era un piccolo villaggio di pescatori, da circa dieci anni è diventato la discarica di rifiuti elettronici più grande al mondo e il fiume dove si pescava in abbondanza ora non è che una enorme pozza di liquame tossico.

Ogni anno vi arrivano, da tutto il mondo (ma soprattutto dall'Europa e dagli Stati Uniti), milioni di tonnellate di "vecchi" computer, televisori, frigoriferi, telefoni e altri apparecchi elettronici (l'obsolescenza programmata contribuisce a rendere continuo questo flusso di rifiuti: ma, al di là dei guasti, abbiamo davvero bisogno di cambiare ogni cosa con questo ritmo?).

Vengono scaricati in Ghana in maniera illegale:

nel 2012 l'Unione Europea ha approvato una direttiva sullo smaltimento dei rifiuti elettronici secondo il quale ogni dispositivo tecnologico venduto nella UE include nel prezzo una tassa di riciclaggio, ma almeno i due terzi di questi non raggiunge mai un impianto di smaltimento omologato perché è molto più conveniente mandarli in Africa.

Discarica di Agbogbloshie

È in questa discarica di Agbogbloshie quindi, che lavorano moltissimi bambini e ragazzi dai cinque anni in su.

Scavano tra i rifiuti, rompendo gli apparecchi elettronici per cercare di recuperare i metalli da rivendere, come il rame e il ferro.

Guadagnano pochissimo, ma molti vengono anche da fuori città pur di avere un lavoro:

tra impiego diretto e indiretto, almeno trentamila persone vivono di questo business, che è quindi un problema destinato a rimanere (i trafficanti riescono facilmente ad aggirare i controlli in quanto la maggior parte dei rifiuti elettronici viene classificata come "merce di seconda mano", nonostante sia completamente non funzionante).

Per estrarre più facilmente i metalli, i ragazzi bruciano la plastica di rivestimento dei fili:

i fumi tossici inspirati causano gravissimi disturbi respiratori, danni alla vista, forti mal di testa, nausea cronica e insonnia.

Inoltre i rifiuti contaminano il suolo e le falde acquifere rilasciando sostanze velenose come piombo, mercurio, cadmio e arsenico.

Ad Agbogbloshie siamo di fronte a un vero disastro ecologico e sociale.

 

Nel 2014, nel mondo sono state prodotte 41.8 tonnellate di rifiuti elettronici (secondo un report pubblicato dall'Università delle Nazioni Unite).

Per quanto tempo ancora una parte di mondo potrà consumare in questo modo cieco e insensato a scapito dell'altra parte? E non è forse l'unico mondo che abbiamo, tutti?

 

 ( foto da Irene Marchi, oneworld.nl)


  07  Nov  2016 ,
Irene Marchi

Irene Marchi

Autrice di poesie con la raccolta poetica Fiori, mine e alcune domande - Sillabe di Sale Editore. Scrive di poesia e poesie nel suo blog Lapoesianonsimangia http://lapoesianonsimangia.myblog.it/  

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