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La verità è che oggi le periferie non esistono

La verità è che oggi le periferie non esistono

Francesco e gli altri.

Esiste un lavoro splendido, che è quello di scrutare esempi e raccontarli. Alcune di queste vite protagoniste di questi racconti sono sentieri sterrati che percorri faticosamente. Altre, invece, sono strade lunghe, facili da percorrere.

Come la storia di Francesco Gugliotta, diciotto anni appena, nato dalle viscere del Pollino, in quello che, spesso, viene considerato a torto ‘il sud del sud’;

Francesco è nato e cresciuto a Carbone, paesino di poche centinaia di anime nella valle del Serrapotamo, che le cronache ricordano solo all’indomani della pubblicazione dei dati Istat che lo dipingono come uno dei centri in cui il reddito pro capite è più basso degli altri. Una periferia, insomma.

La verità, però, è che oggi le periferie non esistono.

Periferia è solo una parola, nel peggiore dei casi è una restrizione che noi stessi imponiamo alla nostra mente e al nostro atteggiamento verso la vita. La storia di Francesco, che decide di intraprendere un percorso di studio che a 14 anni lo porta a Napoli, ci insegna proprio questo: nascere in un paese piccolo in tutti i sensi, dove i numeri diminuiscono, dove lo spopolamento è stato, negli anni, causato spesso da ritardi nello sviluppo delle infrastrutture, non equivale a non poter realizzare i propri sogni.

Francesco Gugliotta
Francesco Gugliotta

Francesco è un piccolo genio dell’informatica e, con il suo team, ha vinto una competizione internazionale in Olanda. Ed è a tratti commovente rilevare la meraviglia negli occhi chiari di un diciottenne, nei confronti della considerazione di quanto sia bello poter sognare, arrivare ma, nel contempo, avere le radici e il pensiero sempre lì, tra i monti del Pollino, le strade strette del suo paese, i vicoli che si aprono a paesaggi mozzafiato.

Come per dire: “lo so, l’ho fatto. Sono nato qui e, consapevolmente, sono andato altrove per realizzare i miei sogni. Ma torno perché amo la mia terra”.

Un paese ci vuole –scriveva Cesare Pavese- non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Ma queste sono storie di partenze e di ritorni.

La storia di Francesco è solo l’ultima, in ordine di tempo, che ho avuto il piacere di conoscere e raccontare. A pochi chilometri dalla casa di Francesco c’è un altro piccolo paese, tutto bianco: Calvera. Anni fa due fratelli, Pasquale (ingegnere informatico) e Paolo hanno deciso di ristabilirsi lì e di investire in un progetto innovativo, lasciando un lavoro sicuro a Roma e tornando alle radici. In beffa a chi ha decretato già che il destino dei piccoli centri sia quello di scomparire.

Poi c’è Caroline: inglese di Birmingham, arriva in Italia per studio e conosce quello che sarebbe diventato il suo futuro marito, un giovane lucano, che vive tra Noepoli e San Giorgio Lucano.

“Fui io a decidere di tornare in Basilicata e provare a vivere qui- raccontava Caroline- mi diedi un ultimatum: due anni di tempo, poi decidiamo. Non ce ne siamo più andati”.

Mi piace concludere con il pensiero, espresso pochi giorni fa, da Franco Arminio, paesologo, nel suo blog ‘Comunità provvisorie’.

Il mondo ha bisogno di paesi- scrive Arminio- ma non come luoghi obbligati, come prigioni per ergastolani condannati a vivere sempre nello stesso luogo.

Il paese deve essere organizzato come se fosse un premio, non come una condanna. Lo sviluppo locale si fa pensando a un luogo dove si premia un’esistenza, si dà una possibile intensità, quella che viene dall’essere in pochi, quella che viene dall’avere tanto paesaggio a disposizione.

Allora non si dà sviluppo locale facendo ragionamenti quantitativi, mettendo il pensiero economico metropolitiano nell’imbuto del paese. Ci vuole un pensiero costruito sul posto, ma non solamente dagli abitanti del posto.

Il segreto è l’intreccio e deve essere un intreccio reale, non il prodotto di un’assemblea, di un incontro estemporaneo’.


Articolo e foto di Mariapaola Vergallito, giornalista: direttore della testata on line lasiritide.it


  20  Mar  2017 ,
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