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Andrea Bocelli, il Pop, l’Opera e qualcos’altro…

Andrea Bocelli, il Pop, l’Opera e qualcos’altro…


Tra l’Opera ed il Pop c’è sempre stato molto antagonismo. L’una snobba l’altro e viceversa e nel corso della storia non si sono praticamente quasi mai incontrati, se non forse con esperienze minori, tipo l ‘Operetta ed il Musical.


La lirica è fatta di puristi, di studio, di tecnica estrema, di teatri, orchestre e direttori, di leggende su acuti e do di petto, di spartiti, parrucche, costumi d’epoca, polvere e make up esagerato.


Il Pop è l’altro polo: impulsivo, immediato, dissacrante, innovativo, non sempre tecnico e molto istintivo, media, hype, e fotogenia.


Mondi opposti che, col tempo, si sono allontanati sempre di più.


L’Opera vive con l’orgoglio dei propri miti, dello splendore del passato, dei ricordo di grandi Maestri e grandi interpreti.


Il Pop, con un trascorso più breve, è invece il presente ed il futuro, con tutti i suoi limiti, contraddizioni e momenti di gloria.


Un cantante lirico si diverte dicendo che se vuoi zittire una star pop è sufficiente mettergli davanti uno spartito. Un cantante pop ti risponde invece che, per chiudere la bocca ad una stella della lirica, lo spartito basta toglierglielo.
Nel mondo dell’Opera si scherza dicendo che Dio nell’ultimo giorno della creazione creò l’uomo, poi da una sua costola la donna e quando ebbe affinato il metodo creò la perfezione: il tenore.


Nel Pop invece si dice che alle rappresentazioni liriche si distribuiscono i libretti perché non si capisce neanche una parola del cantato.

Insomma un po’ si gioca, ma poi sotto sotto la rivalità non è poi neanche troppo celata.

Ma nei primi anni ’90 Luciano Pavarotti, da italiano scaltro ed intuitivo, si inventa il “ Pavarotti and Friends” uno show itinerante dove il grande tenore invita a cantare con lui le star internazionali del Pop.

Sul palco lo accompagnano Sting, James Brown, Bono, Celine Dion, Withney Houston, Elton John, Zucchero e Giorgia. Cantano solo canzoni pop, compreso Big Luciano che adatta la sua lirica a quei brani con una tecnica semplice ed efficace.

Un successo planetario.

Nel 1992 ad Hyde Park, sotto una pioggia torrenziale, il “ Pavarotti and Friends” ha di fronte 300.000 persone tra cui, sotto gli ombrelli, anche Prince Charles e Lady Diana.

Insomma Pavarotti riesce a sdoganare l’Opera per il pubblico di massa, facendo scoprire ai grandi mercati la lirica, ed aprendo un nuovo incredibile orizzonte musicale.
Ma è anziano ed anche malato, e la sua idea si ferma ai concerti ed alle interpretazioni di cover, non riuscendo mai, anche forse per il rigurgito purista di uno dei più grandi tenori della storia, a costruire un progetto discografico di brani originali pop.


Ed a lui subentra allora un altro italiano, anch’egli dal mondo della lirica. Una bella voce educata, ma senz’altro non puramente operistica, che gli permette comunque di affrontare il Pop con ottimi risultati.

Si chiama Andrea Bocelli ed è una grande idea di Caterina Caselli e dell’etichetta discografica Sugar.


Nel 1992 aveva partecipato alla produzione del brano “ Miserere” cantato da Pavarotti e Zucchero. Quell’esperienza accende l’idea.

Nel 1995 al Festival di Sanremo Bocelli canta “Con te partirò e diventa immediatamente un successo internazionale.

L’Italia presenta al mondo una canzone pop originale cantata da un tenore con un’impostazione lirica. Un crossover alla Big Luciano, ma con qualcosa in più. Il risultato è che da quel momento esiste un nuovo genere, di cui Bocelli è il primo ed unico grande interprete.


Il brano vende più di 12 milioni di copie. Viene cantato da star dell’Opera e del Pop e viene inserito come colonna sonora in film e serie televisive.
Sull’onda del successo, Tony Renis, ambasciatore della musica tradizionale italiana in USA, presenta Andrea Bocelli a David Foster, uno dei più grandi produttori artistici americani ed è subito amore profondo.


Nel 2006 ebbi modo di incontrare a Malibù, nella sua casa/ castello/ studio proprio David Foster. In una delle pareti della sala di registrazione c’erano appesi almeno 50 tra dischi d’oro e platino di tutti gli artisti più conosciuti al mondo: Withney Houston, Michael Jackson, Celine Dion, Bee Gees, Madonna, Barbra Streisand, Tony Braxton.

Per me è stato come entrare in un tempio e parlare con lui fu davvero illuminante.
Gli italiani sono molto amati in USA e fui subito preso in simpatia dal grande Maestro che in anteprima mi fece ascoltare il brano originale “ Because we believe”, inno dei Giochi Olimpici invernali di Torino del 2006 cantato da Bocelli e da lui prodotto ed arrangiato.

Terminato l’ascolto, mi chiese un’opinione sul brano, ( David Foster chiede a me cosa ne penso ?) ed io, che in verità non apprezzai molto la canzone, un po’ nascondendomi, risposi che l’arrangiamento orchestrale da lui messo su era di grande qualità ( cosa tra l’altro innegabile).

Gli chiesi poi del lavoro con Bocelli, della sua collaborazione con “ Crazy Renis” e molto affabilmente mi rispose che Andrea Bocelli aveva rappresentato per lui una vera e propria rivelazione. Mi disse che il suo stile era immenso e la sua voce aveva uno spessore enorme, forse la migliore, paragonata a quella di tutti gli artisti con i quali aveva lavorato nella sua lunga carriera.

 

Andrea Bocelli

È chiaro che la curiosità mi spinse a chiedergli il motivo di una tale affermazione. E Foster mi rispose che, ad esempio, Bocelli poteva tranquillamente passare da un genere musicale ad un altro conservando sempre uno standard altissimo, ed un grande livello interpretativo. Rock, Folk, R&B, Soul, Classico, Jazz, Standard, per lui non rappresentavano un problema né un limite lo guardai e poi guardai la parete con tutti quei personaggi sui dischi di platino, e poi lo guardai di nuovo. Lui non fece neanche un tentennamento ma, al contrario, annuì col capo, rassicurandomi che diceva sul serio.

Fui molto sorpreso ed onestamente non riuscì a convincermi del tutto, ma servì però a farmi capire che Andrea Bocelli rappresentava una realtà musicale di altissima qualità, completamente sconosciuta in USA e per certi versi irriproducibile da interpreti statunitensi.

L’America è il primo mercato discografico e musicale della Terra ed è ambito da tutti. Il problema è che loro, avendolo inventato e gestendolo da oltre 60 anni, non hanno praticamente bisogno di nulla e snobbano il resto del pianeta con le loro produzioni.

Andrea Bocelli rappresenta però una delle rarissime eccezioni.

L’opera è culturalmente “ roba” italiana, musica colta conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo ed in America, in particolare, è un genere diffuso ed ammirato, ma che storicamente non gli appartiene e che non possono credibilmente riprodurre. Un buco insomma che Bocelli e le sue canzoni hanno riempito alla grande.

Ne ebbi la conferma entrando al Virgin Megastore sul Sunset Boulevard di Los Angeles, dove sulla parete di fondo di circa 10 mt di altezza giganteggiava una riproduzione murale di una foto di Andrea Bocelli.


Questi ultimi anni hanno visto l’artista toscano in continua ascesa, con concerti ovunque per il mondo, sempre sold out, toccando i vertici di una luminosa ed illuminante carriera, fino a collocare una stella nella “Walk of fame” ad Hollywood nel 2010. Al suo fianco, al pianoforte, David Foster e l’orchestra che dirige, con un repertorio tra il classico ed il pop.


La sua esperienza ha aperto definitivamente la strada ad altri interpreti di questo genere ibrido, come ad esempio ” Il Volo”, trio di tenori giovani, meno dotati tecnicamente, ma anche loro in continua ascesa in quei mercati dove le produzioni italiane non mettevano piede da decenni.

D’altronde i compositori ed autori di musica italiani conosciuti nel mondo sono ben pochi, e quelli che lo sono, tipo Ennio Morricone, non appartengono certo alla realtà delle nuove leve.

Il Pop italiano è completamente ignorato al di fuori dello stivale, e ben venga dunque un’idea che possa rilanciare lo stile della musica italiana a livello internazionale.
Anche perché sembra che con questi interpreti il Pop e l’Opera, intesa come impostazione vocale, abbiano trovato un compromesso decente, credibile e soprattutto vendibile, visto i numeri di copie acquistate e le sale da concerto piene.


Viene da chiedersi che futuro possa avere quest’idea e quanto ancora possa durare, ma considerando che l’Opera e la lirica rappresentano il “ classico”, c’è da aspettarsi una vita più lunga del previsto che oltrepassi addirittura il Pop stesso, sposandosi anche con le tendenze musicali delle prossime generazioni.

È probabile che Verdi e Puccini si agitino un po’ nel loro eterno riposo, ma se fossero vissuti oggi? Chissà, forse li avremmo visti con Bocelli e Pavarotti in uno show a Las Vegas, e magari sui social, tutti insieme immortalati da un selfie…

 

  

( foto da allevents.in. wikipedia.org, pixabay)


  15  Dic  2016 ,
Alessandro Barocchi

Alessandro Barocchi

Scrittore, musicista, compositore di musiche e testi per canzoni oltre che sceneggiature teatrali, produttore musicale. Autore del romanzo Una Commedia Bestiale.

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