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Le tartarughe e gli anelli in plastica delle lattine di birra

Le tartarughe e gli anelli in plastica delle lattine di birra

Negli ultimi anni le spiagge del Sudafrica sono state inondate dalla plastica:

si parla di almeno quattrocento pezzi per metro quadrato che pone questa nazione nella lista nera degli inquinatori del mare.

Nell'aprile del 2015 un gruppo di quaranta tartarughe marine si sono spiaggiate sulle coste sudafricane:

circa la metà aveva ingerito plastica e undici sono morte perché la sostanza era finita nell'apparato digerente e nella vescica.

 

In Costa Rica ne trovarono una con una cannuccia inserita nella narice e un'altra con una forchetta nella medesima cavità.

Anche gli imballaggi flessibili causano problemi, come ad esempio gli anelli di plastica che tengono unite le lattine di birra, perché si infilano nel carapace delle testuggini che crescendo si deforma laddove la striscia di plastica preme, creando una strozzatura.

Il guaio sarebbe facilmente risolvibile se la plastica venisse smaltita correttamente: le soluzioni semplici legate al rispetto e al buon senso non vanno però di moda.

La raccolta della plastica va incoraggiata:

esistono degli ecocompattatori che erogano buoni spesa da usare nei supermercati in alcune regioni italiane e in nazioni del nord Europa come Germania, Danimarca e Olanda.

A Pechino invece con quindici bottiglie si copre l'intero costo di un biglietto della metropolitana.

Il denaro costituisce sempre la motivazione trainante di comportamenti che dovrebbero invece essere spontanei e normali.

A volte la consapevolezza di far parte di un ecosistema da tutelare stimola qualcuno ad agire per migliorare la situazione.

In Florida un'azienda di birra artigianale, la Saltwater Brewery, ha cercato un'alternativa agli anelli di plastica delle lattine di birra:

in collaborazione con l'organizzazione We Believers ha progettato e costruito anelli biodegradabili al 100% usando prodotti di scarto della lavorazione della birra quali orzo e frumento che, se finiscono in mare, possono essere mangiati dalla fauna marina.

Purtroppo il costo è elevato: se tutti li utilizzassero il prezzo scenderebbe diventando competitivo ed evitando la morte di molti animali. Ma l'indifferenza fa preferire gli abituali materiali in plastica.

L'unica soluzione per proteggere il mare è quella di tenere un comportamento responsabile e non gettare rifiuti in acqua o per terra.

Purtroppo le abitudini di buona parte della popolazione sono decisamente avvilenti: basta attraversare le zone verdi delle città per trovare disseminati resti d'improvvisati pic-nic come cartoni della pizza, bottiglie di vetro o plastica.

Una volta consumato il cibo, quel che rimane viene abbandonato sui prati o accanto alle panchine, senza preoccuparsi delle altre persone che fruiranno di quegli spazi.

Una mancanza di rispetto, un menefreghismo per i propri simili e l'ambiente che mi lascia sempre senza parole.  


Paola Iotti

Paola Iotti

Scrittrice. Appassionata lettrice che si è trasformata in scrittrice grazie alla sensibilità degli animali a cui cerca di dare voce, come a persone e argomenti talvolta posti a margine dall'odierna società.

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