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La leggenda (e la realtà) del "raggio verde"

La leggenda (e la realtà) del "raggio verde"

Vi piacerebbe, in futuro, non essere più ingannati da illusioni e bugie e riconoscere subito la verità nel vostro cuore e in quello degli altri? Allora dovete vedere almeno una volta il raggio verde!

 “Avete a volte osservato il sole che tramonta su un orizzonte marino? Certamente sì. L’avete seguito fino al momento in cui, quando la parte superiore del suo disco sfiora la linea dell’acqua, esso sta per sparire? È probabilissimo. Ma avete notato il fenomeno che si verifica nel preciso istante in cui l’astro radioso getta il suo ultimo raggio, se il cielo allora sgombro di foschia è di una purezza perfetta? Forse no. Ebbene, la prima volta che vi capiterà l’occasione – capita assai di rado – di fare questa osservazione, non sarà, come si potrebbe credere, un raggio rosso che verrà a colpire la retina del vostro occhio, bensì un raggio «verde», ma di un verde meraviglioso, di un verde che nessun pittore può ottenere sulla sua tavolozza, di un verde la cui sfumatura la natura non ha mai riprodotto né fra le tinte così varie dei vegetali, né nel colore dei mari più limpidi! Se c’è del verde in paradiso, non può essere che questo, che è senza dubbio il vero verde della Speranza!” Così Jules Verne descrive questo fenomeno ottico (reale e scientificamente spiegato), nel romanzo Le Rayon Vert del 1882 (il ventitreesimo dei suoi Viaggi Straordinari).

 

Nel libro, ambientato nella Scozia vittoriana, la giovane protagonista (Hellen) legge  di questo raggio in un articolo del "Morning Post" e dichiara che nonostante abbia raggiunto la maggiore età e abbia anche  un pretendente (ma decisamente troppo razionale e saccente) non si sposerà prima di aver visto il suggestivo fenomeno. Quindi inizia la ricerca di questo leggendario raggio, passando da una costa all’altra e osservando un'infinità  di tramonti.

    -Alla fine la ricerca sarà premiata: nell'istante in cui Hellen riuscirà a vedere il raggio verde, il suo sguardo sarà catturato da quello del futuro marito (un pittore di tramonti), anche lui sicuro in quel momento di aver trovato la persona giusta.

La leggenda a cui Jules Verne si ispira per questo suo romanzo proviene dalle Highlands scozzesi e narra che: “Il raggio verde ha la virtù di fare sì che chi l’ha visto non possa più ingannarsi nelle cose che riguardano il sentimento […]; chi è stato tanto fortunato da vederlo una volta, vede chiaro nel proprio cuore e in quello degli altri”. Sarebbe meraviglioso se fosse realmente così!

Ma se la leggenda ci lascia qualche dubbio, di sicuro la fisica è in grado di spiegare questo fenomeno che non solo esiste (benché sia abbastanza raro), ma è anche stato osservato e indagato fin dai tempi dei Caldei, dei Babilonesi e degli Egiziani.

È però molto recente la comprensione di tale fenomeno: nemmeno Isaac Newton riuscì a comprenderne l'origine, la cui descrizione fu invece pubblicata nel 1852 da P.G. Maggi in Sopra alcune apparenze del Sole presso l’orizzonte.

Si tratta di un fenomeno atmosferico a cui si può assistere in presenza di un cielo particolarmente limpido: un debole fascio luminoso, di un verde intenso, che si forma sulla sommità del disco solare al tramontare o al sorgere (raramente, questo raggio può sfumare nel blu/indaco).

All'origine di questo effetto c'è la capacità dell'atmosfera terrestre di scomporre la luce bianca, capacità che muta col tempo e con il luogo d’osservazione. La rifrazione della luce è proporzionale all’aumento della densità dell’aria, quindi, al tramonto, quando il Sole si avvicina all’orizzonte, risulta maggiore in quanto i raggi devono attraversare uno strato più spesso di atmosfera.

E  il raggio verde (o il rarissimo raggio blu)

si forma solo quando l'unica lunghezza d'onda che riesce ad oltrepassare i filtri atmosferici è quella verde (o blu) (nel 99% dei casi il sole rimane rosso perché il rosso ha più forza).

   Si tratta di un'apparizione tanto difficile da osservare quanto rapida (circa un secondo, o al massimo 2 o 3), la cui durata (breve o brevissima) dipende dalla velocità del tramonto durante l'anno, e dalle diverse latitudini: per osservarla in un intervallo di tempo più lungo è necessario spostarsi verso i poli (ad esempio l’ammiraglio Byrd nel 1929, al ritorno dalla base esplorativa di Little America - latitudine 78°S -, narrò di aver osservato un raggio dalla durata straordinaria di 35 minuti.).

Ci sono studi fisici  dettagliati che spiegano questo fenomeno, ma le spiegazioni scientifiche un po' soffocano la suggestione della leggenda (così come, nel romanzo di Verne, alla romantica descrizione del raggio data dalla protagonista, sognatrice assidua, si contrappone la rigorosa spiegazione fisica del suo pretendente).

Forse allora  conviene lasciarsi trasportare solo dall'aspetto vago e  irrazionale della leggenda (del resto le leggende sono affascinanti proprio per questo) e cercare il nostro personalissimo  raggio verde.  

Se poi l'effetto di questa rara visione non influenzasse esclusivamente il sentimento dell'amore ma l'autenticità  in ogni tipo di legame, mi chiedo cosa stiamo aspettando: tutti a scrutare tramonti!

Però, se ci capitasse di catturare l'istante illuminato da questo bagliore colorato, e si avverasse in questo modo la leggenda,  dovremmo anche essere capaci di non mettere a tacere ciò che riusciremmo a scorgere nel nostro cuore o in quello degli altri, perché riconoscere la verità e poi ignorarla non serve a molto, anzi, è deleterio.

Le "illuminazioni" che il nostro istinto talvolta ci regala, di qualunque colore esse siano (ma il verde, con la sua tonalità che ci rimanda l'idea di speranza, è decisamente un ottimo  colore), andrebbero ascoltate più spesso, in barba alla razionalità che troppe volte ci soffoca.

Volendo, tra un tramonto e l'altro e per rimanere in tema, si potrebbe anche guardare il film di Éric Rohmer, del 1985, che ha lo stesso titolo del libro di Verne, Le Rayon Vert (Leone d’Oro al Festival di Venezia), in cui si narra di Delphine, una parigina solitaria e triste, che riesce a trovare l’amore e la tranquillità solo quando, insieme a  un giovane sconosciuto, finalmente vede il raggio verde. E quindi... buona ricerca!

 

 

Attimi rari

 

 

Un sorriso senza bugia

ti stupisce

come la stella

che vedi scivolare

in qualche angolo di cielo

ad agosto:

inutile cercarla,

se passa la vedi,

ma è un istante.

 

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

(foto da Irene Marchi, wikipedia.org, pinterest)


  15  Mag  2016 ,
Irene Marchi

Irene Marchi

Autrice di poesie con la raccolta poetica Fiori, mine e alcune domande - Sillabe di Sale Editore. Scrive di poesia e poesie nel suo blog Lapoesianonsimangia http://lapoesianonsimangia.myblog.it/  

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