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La verità sull’uccisione di Giulio Regeni

La verità sull’uccisione di Giulio Regeni

Tra il gennaio e il febbraio 2016 in Egitto è stato ucciso Giulio Regeni, un giovane ricercatore italiano dell’Università di Cambridge.

Giulio è stato rapito il 25 gennaio, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e il suo corpo è stato ritrovato il 3 febbraio successivo.

 

Le condizioni della sua salma, ritrovata vicino al Cairo in un fosso lungo l’autostrada Cairo- Alessandria, hanno evocato ipotesi di tortura anche per i legami che Regeni aveva con il movimento sindacale che si oppone al regime egiziano.

   Hanno colpito tutti alcune frasi pronunciate dalla madre di Giulio, la meravigliosa madre di Giulio, quando ha detto di avere riconosciuto suo figlio solo dalla punta del naso e quando ha affermato di aver visto sul viso del figlio “il male del mondo”.

L'uccisione del giovane Giulio è oggetto di un accesissimo dibattito politico in Italia, ma anche fuori dei confini italiani.

E soprattutto è diventato un caso diplomatico molto delicato nei rapporti tra Italia ed Egitto dato che ad oggi non sono chiare le finalità e le modalità di esecuzione del delitto in cui ha trovato la morte Giulio, un ragazzo della bella gioventù italiana, benvoluto da tutti e che, a detta di molti che lo conoscevano, col suo pensiero sprigionava un'incredibile energia.

Come sempre quando la ragion di Stato si intromette nella ricerca della verità si assiste ad un incredibile e farsesco balletto di versioni che sono vistosamente in contrasto con la verità, quella vera, quella che per essere definita non avrebbe bisogno di aggettivi.

Per certi versi sembra di assistere al contrasto che va avanti da anni ormai tra l’Italia e l’India sull’ancora irrisolto caso dei due marò italiani.

Ci si lamenta, e quasi sempre a ragione, della giustizia italiana per poi scoprire che, quando la giustizia viene amministrata secondo le regole degli ordinamenti di altri Stati (vedi appunto India ed Egitto), ci tocca   rimpiangere quella italiana con i suoi tempi lunghi, le sue tante opacità e le sue mille contraddizioni.

La ricerca della verità è un imperativo categorico, lo si deve prima di tutto a Giulio, alla sua splendida madre, alla sua famiglia, all’Italia, agli egiziani che si oppongo al regime del maresciallo Abd al-Fattah al-Sisi, ai protagonisti della primavera araba, lo si deve all’opinione pubblica internazionale.

 

La diffusione di versioni sull’esecuzione del delitto in palese contrasto con quella che sembra la verità inoppugnabile dei fatti fino ad ora emersi ha il solo scopo di confondere le acque e rendere complicata se non impossibile la ricerca della verità.

Faccia attenzione il regime egiziano: la verità, come diceva Gramsci, è sempre rivoluzionaria e inoltre ha un vizio pericoloso: tende sempre a venire a galla, reclama con forza di essere svelata!

Dobbiamo dire che la giustizia italiana ed il Governo italiano fino ad ora si mossi bene, hanno mostrato di tenere in debita considerazioni i valori ai quali si deve ispirare la civiltà giuridica occidentale.

Anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella, con la sua ormai nota sensibilità umana ed istituzionale, in occasione del Meeting nazionale delle scuole per la pace, la fraternità e il dialogo riferendosi all’uccisione di Giulio ha affermato che «Non vogliamo e non possiamo dimenticare la sua passione e la sua vita orribilmente spezzata».

Speriamo che il Governo Italiano sappia tenere la barra dritta, che non si pieghi alla ragion di Stato accontentandosi di verità di comodo. Se ciò dovesse accadere verrebbe compromesso il prestigio internazionale del nostro Paese.

Sappia il Governo Italiano che è meglio non cercare la verità piuttosto che far finta, solo finta, di cercarla.

Non ci sono ragioni economiche che tengano: ne va del nostro prestigio internazionale ormai ridotto all’osso!

Lo sappiano il Premier Matteo Renzi e tutti i suoi ministri: per l’Italia, per gli Italiani sarebbe un imperdonabile tradimento!

Lasciamo in triste solitudine la Francia che si sta rendendo protagonista di un assordante silenzio per non compromettere la firma di qualche contratto economicamente allettante; una delusione simile dalla terra che ha dato i natali a Voltaire e che è stata la culla dell’Illuminismo nessuno se la sarebbe mai aspettata!

Per fortuna sta crescendo di giorno in giorno la pressione internazionale ed è sceso pesantemente in campo anche in New York Times che con un commento firmato dall’Editorial Board, ossia dal giornale nel suo insieme, si schiera con la linea dura dell’Italia e attacca il presidente Hollande prossimo a stringere la mano ad al Sisi.

Proprio l’intervento del New York Times ha costretto Hollande a porre il caso Regeni durante l’incontro con Al Sisi, ma avrebbe dovuto spedire al mittente la farneticante affermazione secondo la quale in Egitto non valgono i diritti umani europei.

Aggiungiamo che sarebbe auspicabile una convinta e convincente iniziativa dell’Unione Europea per fare uscire allo scoperto il regime egiziano costringendolo a dire la verità, tutta la verità.

Diciamo che in un momento in cui la vecchia Europa sta attraversando una pericolosa crisi d’identità potrebbe essere un’occasione più unica che rara per far sentire la propria voce e per dimostrare di esistere ancora.

Non sarebbe molto, ma visti i tempi che corrono non sarebbe poco.

 La verità quella vera, senza aggettivi, per il suo antico fascino meriterebbe l’attenzione del vecchio Continente.

Fino ad oggi ha preso una posizione troppo timida, troppo blanda ed invece occorre un pronunciamento forte e deciso, l’unico che sarebbe capace di costringere l’Egitto ad abbandonare questo atteggiamento di mistificazione e derisione della verità che ogni giorno prende sempre più corpo.

Proprio per questa debole presa di posizione europea l’Egitto, non solo fa di tutto per non svelare la verità, ma si consente atteggiamenti arroganti e sprezzanti come il recente arresto del consulente della famiglia Regeni o come la sconcertante sortita di Rania Yassen, presentatrice della rete egiziana Al Ahdath, che ha avuto l’ardire di parlare di un complotto e di mandare al diavolo il povero Giulio.

Speriamo che alla fine, anche se ad oggi prevale il pessimismo, la ragione prevalga su tutto, anche sulle miserie della ragion di Stato.

Giulio e sua madre se lo aspettano e se lo meritano: non possiamo, non dobbiamo deluderli!

 

La bella gioventù italiana

 

Come è bella

la gioventù italiana,

in giro per il mondo

scavalcando muri

 e fili spinati,

superando i confini

fra i vari Stati.

Cercando verità,

giustizia, amore,

trova la morte,

l’atroce dolore.

Se ne è andata

la bella Valeria,

non c’è più

l’eroico Giulio!

E’ mesto il leone

a San Marco,

è incredulo il Friuli,

scosso, attonito.

 Morti innocenti

saranno un monito

per tutti i potenti:

Benché uccisi

sono ancora viventi.

La grande energia

del loro pensiero,

le coscienze ha scosso

del mondo intero,

nulla sarà come prima,

arriverà la luce

nei bui meandri

del potere opprimente:

Sembra invincibile,

conterà niente!

 

Poesia di Michelangelo La Rocca

 

 

 

(foto youtube, wikipedia.org)

 

 


  06  Mag  2016 ,
Michelangelo La Rocca

Michelangelo La Rocca:

Poeta. Laureato alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali e attualmente sono segretario comunale di tre Comuni. Per la poesia ho vinto un premio speciale nell'ambito del concorso "Alladium" di Agliè (TO) che ha dato i natali a Guido Gozzano e il 1° Premio del concorso "Negri" di Parona (PV).

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