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Arte, qualità e quantità

Arte, qualità e quantità

Arte: trasformazione ideale della realtà attraverso la percezione sensibile ed emotiva dell’uomo che, con la sua personale interpretazione fatta d’immagini e suoni, esaudisce il bisogno di sublimarne le forme ed i contenuti.

 

Questo è quello che sono riuscito a tirar fuori, nel tentativo di definire la parola ed il suo significato.

Un bisogno ulteriore di definizione, nato dall’insoddisfazione nel leggere quelle dei dizionari, giuste nel concetto, ma che si fermano lì, senza chiarire del tutto la necessità insita nell’animo umano di provare a crearla, necessità che, a guardare bene, sembra aver assunto da qualche anno una sensibile tendenza di crescita.

C’è bisogno di Arte, oggi più di ieri.

Code chilometriche al Louvre, agli Uffizi, ai Musei Vaticani ed alla Cappella Sistina, canali televisivi dedicati all’arte, film in 3D girati all’interno di musei con protagonisti solo le opere, turismo sempre più numeroso nelle città d’arte, musei aperti anche la notte, sold out per Opera e concerti di Classica e Pop, mostre di Cinema ovunque, premi letterari, concorsi canori, di pittura, scultura, fotografia.

E poi c’è l’arte attiva: una moltitudine di aspiranti cantanti, musicisti, scrittori, pittori, scultori, fotografi, attori, registi ed autori.

Un numero impressionante, con tendenze di crescita ancora più sorprendenti. Si calcola che gli iscritti Siae, come autori e compositori, siano più di 50.000 ed il numero è in costante aumento, mentre solo negli anni settanta non si arrivava neanche a 7.000.

Per gli scrittori poi, siti come Lulù, che permettono facilmente il self publishing e la possibilità di pubblicare in formato digitale praticamente a costo zero, hanno aumentato vertiginosamente il numero dei libri ed ovviamente quello degli aspiranti scrittori.

La stessa Amazon, il colosso americano di vendita on line, ha annunciato che a breve anche in Italia diventerà una realtà editoriale, con buona pace di tutti i piccoli e medi editori.

Ed al seguito di questa schiera, vengono tutti i piccoli operatori del settore che, per riempire l’immenso Ego dei nuovi “Artisti”, forniscono prestazioni professionali, il più delle volte inutili, atte a dare visibilità alle nuove promesse.

Per non parlare poi dei “Social” dove tutti ballano, cantano, scrivono, recitano e dipingono esprimendosi a più non posso nella Fiera costante di Arte da strada.

Quindi un buon segnale? Un risveglio planetario alla cultura? Un nuovo vento rinascimentale? Una new wave del XXI secolo? Sotto molti aspetti credo proprio di si.

Quando c’è molto fermento per provare ad emergere culturalmente, cimentandosi nelle arti, io lo vedo sempre come un buon segnale, al di là della qualità delle motivazioni che spingono in quella direzione, qualità che difficilmente sono legate ad una vera e propria febbre creativa.

Eppure, guardando ed analizzando il livello artistico delle opere prodotte un po’ in tutti i campi negli ultimi 10 anni, il risultato sembra essere miseramente scarso.

Quella che una volta si chiamava “ispirazione” o “influenza” sull’opera di un artista da parte di un suo predecessore, oggi rischia maledettamente troppo spesso di mutarsi in “plagio”. Poche idee e confuse, come si usa dire, da parte dei nuovi aspiranti artisti, come se il vento delle Muse avesse smesso di soffiare.

Canzoni con lo stesso giro di accordi, e con un minestrone di melodie prese un po’ qui ed un po’ là da vari brani di successo vecchi e nuovi. Testi di dubbio spessore, scultori poco ispirati, scrittori che seguono le mode pur di riuscire a strappare qualche vendita in più, fotografi che si contorcono nell’uso sfrenato di plug in per cercare un risultato innovativo ai loro scatti, pittori che friggono e rifriggono le stesse forme e le stesse tecniche, improbabili attori che si sforzano spasmodicamente per cercare di rendere credibili sceneggiature scialbe, messe in scena da registi ancora più opachi e critici che, in questo mare torbido, con le loro esaltate opinioni, contribuiscono inevitabilmente a naufragare sugli scogli della mediocrità.

Insomma di arte ce n’è sicuramente tanta in giro, soprattutto di quella nuova, (solo in senso temporale) ma forse non sbaglio a dire che ce n’è anche troppa… tantissima zuppa e poco sapore.

Il volo non è quello di un’aquila, piuttosto quello di un pollo e con un’ala rotta.

Insomma c’è talento ma pochissimo genio.

Per la teoria dei grandi numeri, più alto è il numero dei tentativi e più alta è la probabilità di avere grandi risultati. Evidentemente la matematica e le sue leggi, che sembri controllino tutto, non sono poi così compatibili con l’arte.

Un segno dei tempi? Troppo benessere nel mondo occidentale, che da sempre fornisce la più alta percentuale di produzione artistica mondiale? Non credo, perché Bob Marley, Bukowski, Caravaggio, Van Gogh, Jimi Hendrix o Ligabue (il pittore intendo) per citarne solo alcuni, non credo nuotassero nell’oro all’inizio delle loro carriere e spesso, per alcuni, anche alla fine.

Forse è stato già detto, scritto, suonato e cantato tutto? Un po’ drastica come possibilità.

Un periodo troppo lungo di noiosa pace per i paesi occidentali, che sta seccando il pozzo oscuro del dolore da cui gli artisti pescano tanti buoni prodotti?

Forse, ma la storia ci ha trasmesso numerosi esempi di lunghi periodi di tranquillità dove l’arte fioriva con vigore.

O magari tutti questi motivi che, messi insieme, hanno contribuito ad appiattire l’acume, il genio e l’originalità?

Non credo sia un’ipotesi convincente.

Ma allora perché quando si guarda l’ultimo film di Muccino o di Sorrentino, o si ascolta una canzone degli One Directions o di Jovanotti, o si legge un libro di Moccia, ci sembra di vivere un Dejà Vu che assomiglia ad un incubo?

L’unica risposta che trovo plausibile a questa domanda è che, tutti i momenti storici caratterizzati da una grande qualità di produzione artistica, sono nati quasi sempre attraverso l’opera di mecenati illuminati e motivanti, I quali, sapendo individuare chi possedeva capacità e genio pescandoli nel mare della mediocrità, hanno poi saputo saggiamente divulgarne le opere.

Prendiamo la musica anni settanta: cosa sarebbero stati David Bowie o Lou Reed senza Andy Warhol, o gli U2 e Bob Marley senza Chris Blackwell e l’Island Records? O i Beatles senza Brian Epstein? O Stevie Wonder, Michael Jackson, Diana Ross e Marvin Gay senza Berry Gordy Jr e la Motown?

Per non parlare del cinema: la Magnani senza Rossellini? La Loren senza De Sica?

Mastroianni senza Fellini? Delon senza Visconti o Nino Davoli e Franco Citti senza Pasolini? De Niro senza Scorsese o Pacino senza Coppola?

E senza produttori lungimiranti e vogliosi di far sì che il neorealismo italiano divenisse un nuovo modello cinematografico internazionale, come Ponti e De Laurentis?

Ed andando più indietro negli anni: Picasso senza Gertrude Stein? Puccini e Verdi senza Ricordi? Ed ancora più indietro: Michelangelo e Raffaello senza papa Alessandro VI, il Brunelleschi senza i Medici? Leonardo senza Ludovico il Moro? Ed ancora più indietro: Virgilio senza Ottaviano Augusto?

Sembra proprio che alle spalle di grandi artisti ci siano quasi sempre menti illuminate, che hanno trasmesso l’ambizione, il coraggio e la forte determinazione di creare opere di grande valore.

Quindi l’arte per nascere ha bisogno di chi la fa e di chi la sa gestire?

Non credo sia una regola, ma la Storia è piena di grandi artisti che non hanno mai visto riconosciuta la propria opera perché non hanno incontrato le persone giuste per divulgarla. 

Quindi oggi, a differenza del passato anche recente, esiste a livello globale una grande opportunità di creare, ma pochissime possibilità di emergere tramite l’attenzione e gli investimenti necessari da parte di coloro che, per amore o mecenatismo, dovrebbero farlo.

Nel nostro paese e nei giorni nostri, per esempio, è praticamente impossibile individuare personalità simili.

I Berlusconi o i De Benedetti, industriali con immenso potere economico, sembrano essere stati attratti molto più dal potere fine a sé stesso che dall’uso benefico che se ne poteva fare creando tendenze culturali di qualità, per migliorare società e costumi.

Berlusconi all’inizio della sua “fortunata” esperienza con le reti televisive ha sempre ripiegato sull’acquisto di prodotti mediocri già confezionati, comprati in USA, o fatti alla meno peggio in Italia dai suoi “Creativi”, che gli riempivano i palinsesti.

Carlo De Benedetti ha cercato di entrare nel mondo dell’editoria, con quello che poi è stato definito il “Lodo Mondadori”, più per un controllo propagandistico dei Media piuttosto che spinto da mecenatismo o da propositi di sviluppo culturale e sociale.

Ultimamente abbiamo assistito ad una vera e propria competizione economica, e non solo, tra la famiglia Agnelli di Torino ed i Della Valle di Firenze per l’acquisizione di quote del gruppo RCS, guerra che si è risolta con l’italica spartizione della torta.

Risultato? Informazione ancora più controllata e diffusione culturale zero.

Molti di questi grandi Paperoni hanno però investito ingenti capitali nell’acquisto di squadre calcistiche di valore come Milan, Fiorentina e Juventus. Investimenti che alla lunga si sono rivelati disastrosi a livello economico e proficui per popolarità e visibilità, le quali però, così come facilmente arrivano, altrettanto facilmente spariscono od anzi mutano addirittura in impopolarità non appena una di queste squadre ha un’annata storta.

Nessuno di loro ha pensato bene però di spendere una lira prima, ed un euro poi, nell’arte. Nessuno ha speso del tempo e dell’energia per creare opere e movimenti culturali che avrebbero continuato l’ideale cammino della tradizione italiana in questo settore.

Tutti hanno dimenticato che uno dei modi per essere ben ricordati nel tempo è investire nell’arte e nella cultura, che si lascia più il segno contribuendo a creare opere di valore culturale che forgiando generazioni di  teledipendenti o ultràs da curva con delle belle scarpette, che i libri di storia spendono tante pagine e parole per i grandi nomi sopracitati e quasi certamente ometteranno il loro.

La stessa sorte è toccata ai Papi di ultima generazione: in giro per il mondo con la PapaMobile, intenti a creare banche e produrre potere finanziario, esportando e promuovendo il marchio della Chiesa a livello planetario e non un solo tallero bucato per l’arte. Eppure il mondo intero, al di là della fede, conosce e rispetta il Vaticano soprattutto per i tesori artistici che esso possiede, tesori prodotti da Papi, magari anche assassini come i Borgia, ma molto lungimiranti, che hanno investito nell’arte, rendendo eterne le immagini della Cappella Sistina e della Pietà, tesori che danno lustro e valore molto più dell’ opera stessa della Chiesa moderna e che inducono milioni di persone ogni anno a visitare il Vaticano, contribuendo tra l’altro a sostenere quell’economia.

Purtroppo questo male sembra essere presente un po’ ovunque nel mondo ed in parte ci fornisce un alibi per nasconderci. Insomma alla fine, se siamo tutti un po’ così, la colpa sarà del momento storico che viviamo, e così pensando, continuiamo a scendere, lavandoci le mani e le coscienze e scivolando sempre più giù nella noia…

Eppure come sostenevano Ovidio, Baudelaire e Moravia, la noia è il male peggiore per l’umanità, e questa è sempre figlia della mediocrità.


  17  Dic  2015 ,
Alessandro Barocchi

Alessandro Barocchi

Scrittore, musicista, compositore di musiche e testi per canzoni oltre che sceneggiature teatrali, produttore musicale. Autore del romanzo Una Bestiale Commedia.

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