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Accettarsi per essere liberi.

Accettarsi per essere liberi.

Ai giorni nostri, siamo sempre più abituati a sentire di persone che ricorrono alla chirurgia estetica per modificare il proprio corpo in meglio o, come molto spesso si vede, in peggio. Il ricorso alla chirurgia non è di per sé qualcosa di indicibile, in quanto riesce a ridare dignità a persone che hanno subìto gravi traumi, tuttavia vi si ricorre anche solo per vanità, perché non si accettano alcune fattezze del nostro fisico.

 

Si sente anche molto spesso parlare di cambi di look per seguire la moda, tatuaggi e chi ne ha più ne metta. Forse si crede che il cambiamento, a volte drastico, conduca alla felicità.

Accettarsi è il primo passo per essere felici, per guardarsi allo specchio e non odiare il proprio aspetto esteriore o, ancor peggio, non sentirsi emotivamente inappropriati, essendo comunque liberi di esprimerci per quello che siamo. Apparentemente questa sembra solamente una difficoltà adolescenziale, tuttavia, nei giorni nostri, è molto più estesa di quanto si pensi.

E’ molto difficile accettarsi e sentirsi a proprio agio se gli stimoli esterni (televisione in primis, cartelloni pubblicitari, ecc.) non fanno che minare il nostro percorso di formazione psicologica mettendoci, fin da giovanissimi, continuamente di fronte ad un’apparente “versione migliore” di essere umano, che sia esso uomo o donna ed inteso in termini fisici, di abbigliamento, caratteriali, di condizioni economiche, ecc.

Siamo vittime degli stereotipi, di standard irraggiungibili che dettano legge e alle quali tutti, e dico tutti, siamo sensibili.

Viviamo sottoponendoci ad un continuo confronto con gli altri, mai contenti dei miglioramenti che ci apportiamo, consapevoli che una volta raggiunta quell’immagine che bramavamo di avere, forse non sarà ancora abbastanza.

Perché lo siamo? Perché se non seguissimo la corrente, ci sentiremmo “diversi” e facile bersaglio di chi vive per giudicare. Il senso di inadeguatezza apre le porte al sopraggiungere dell’omologazione.

Siamo diventati una massa indistinta che fa le stesse cose, si veste nello stesso modo, soggiogata da una finta libertà. L’individualismo, sta diventando una rarità. Tuttavia, per fortuna, una corrente di pensiero alternativa esiste, ed è quella della “Ragione”.

Bisogna essere onesti con se stessi, imparare a discernere cosa è realmente in linea con la propria personalità e cosa non lo è, comprendendo che se qualcosa non ci si addice, non c’è niente e nessuno che ci possa obbligare a farla. A dover essere compiaciuti delle nostre scelte, del nostro aspetto, dobbiamo essere innanzi tutto noi stessi.

Nessuno può dirci come essere, perché non siamo burattini, abbiamo un cervello pensante che dobbiamo sfruttare. Naturalmente, la “strada della Ragione” non è di facile percorrenza e non è, tantomeno, semplice da raggiungere. Quello dell’auto accettazione è un processo lungo e faticoso, che nasce e si sviluppa in noi solo attraverso la ricerca della perfezione soggettiva.

Purtroppo, o per fortuna, l’emulazione, la ricerca della novità, sperimentare e rinnovare, o anche stravolgere, sono sempre stati, e saranno sempre, al centro dell’evoluzione umana, perché in fondo è nell’ esperienza, anche altrui, che cerchiamo ispirazione e non per forza solo una corrente alla quale abbandonarsi.

Insomma, sentirsi liberi, individui unici tra tanta gente, fieri di essere ciò che siamo, nel rispetto, ma anche nell’opinabilità delle opinioni altrui, è il modo migliore per migliorarsi pur rimanendo se stessi.

 


  16  Dic  2015 ,
Elisabetta Pulcini

Elisabetta Pulcini

 

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