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Ecstasy, la pasticca che toglie la libertà.

Ecstasy, la pasticca che toglie la libertà.

Parliamo di Amy Thomson, 16 anni, oggi su una sedia a rotelle per colpa di una pasticca di ecstasy, della MDMA tagliata male, un acronimo che, se lo leggessimo per quello che è nella sua nomenclatura chimica, dovremmo tutti provare ribrezzo: ‘3,4-metilene-diossi-N-metil-anfetamina’.

 

Non voglio riaprire ennesimi dibattiti sul rischio per la propria salute nell’assumere i composti sintetici o ‘semisintetici’ racchiusi in pastiglie, polveri e cristalli mescolati in ‘beveroni’, ‘morbidoni’; a quanto pare, le informazioni mediche non hanno mai scosso e né scuoteranno le coscienze di alcuni giovani propensi al rischio, né rimedieranno alle fragilità di altri o alla nostra vulnerabilità.

Ci sentiremmo dire da chi se la racconta o da chi vuole venderci una pasticca che il suo principio attivo, con cui si ricava la MDMA, è una sostanza naturale, che contiene un coadiuvante per uso terapeutico, che è una droga ‘sicura’ e così via. Nella esperienza di una droga - è inutile negarne l’appeal - possiamo provare degli stimoli mentali che arrivano al piacere sensoriale, alla disinibizione, al divertimento, alla euforia, all’abbattimento delle barriere comunicative, alla empatia di gruppo, allo ‘sballo-che-figata’ che rendono secondari e accettabili gli effetti collaterali dell’assuefazione e della crisi di astinenza. Amy questo lo sapeva bene.

Voglio invece provare a focalizzare con voi un altro effetto nascosto in un psicotico artefatto.

Quando una giovane ragazza come Amy altera irrimediabilmente l’attività dei suoi neurotrasmettitori, non distrugge soltanto la propria vita o quella della sua famiglia. Le conseguenze nell’assumere una sostanza nociva non si limitano al danno cerebrale di un singolo individuo, esse diventano, in un approccio olistico, il risultato di una catastrofe collettiva nella somma di tutti i giovani che si ‘bruciano’ il cervello durante il loro sviluppo psichico. Un cervello danneggiato di un essere umano, nel contesto di un tessuto sociale, è come uno strappo, una ferita collettiva.

Una droga, per quanto infinitesimale come il peso di una pasticca, mina la fiducia reciproca, il rispetto per il prossimo, i nostri valori morali ed etici, la nostra autonomia, la nostra gioia di vivere, la nostra libertà.

Ebbene sì, la nostra libertà e, in essa, la nostra possibilità di una vita felice perché, nell’acquistare una pasticca o una qualsiasi droga, alimentiamo un mercato illegale che si espande e che fagocita con avidità nel suo ventre il denaro.

Quest’ultimo, quando gestito da individui senza scrupolo diventa il mezzo con il quale il ‘male’ acquista potere e ruba la nostra libertà piegandoci tutti al suo cospetto. Qui sta il paradosso: quando compriamo l’ecstasy o una qualsiasi droga evadiamo dalla realtà, per ritrovarla sempre più decadente ad ogni risveglio.

Amy, nell’accettare per la prima ed unica volta una pastiglia dal colore sgargiante, invitante non a caso, ha colto la mela avvelenata di Biancaneve come nella lungimirante e sempreverde fiaba dei fratelli Grimm. Lei, però, non sarà risvegliata da un principe azzurro. Purtroppo no. Questa volta, non ci sarà nessuno in grado di salvarla.

Nel video che ci ha mandato, Amy farfuglia parole incomprensibili che suonano come un urlo: sono il monito per tutti noi.

Vivrà per il resto della sua vita sulla sua sedia a rotelle. E noi con lei.

Una storia senza un lieto fine.

 

 

 


  25  Set  2015 ,
Jean-Christophe Casalini

Sito web: https://www.facebook.com/jc.casalini

Jean-Christophe Casalini

 

 

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