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Depilazioni estive e consigli medievali.

Depilazioni estive e consigli medievali.

L’estate è sinonimo di depilazioni selvagge, l’antitesi del torpore invernale in cui un leggero vello cresce indisturbato sotto strati di vestiti, calze pesanti e "pigiamoni" con teddy bear.

 

A proposito di bellezza.

Di anno in anno le mode si susseguono e cambiano, ma la fobia del pelo selvaggio regna indisturbata. Va estirpato peggio della gramigna. Ed è un mantra che viene ereditato da madre in figlia. Solo che quest’anno due eventi hanno minato le mie certezze.

Il primo, giovani ragazze che mostrano orgogliose ciuffetti colorati sotto le ascelle e un’altra che si è lasciata immortalare in tutta la sua irsuta bellezza, fiera di andare controcorrente.

Il secondo riguarda più un fatto privato, invece di tramandare la tradizione madre figlia, mi sono ritrovata a fare la ceretta a un adolescente cestista maschio con evidenti caratteri mediterranei. Afferma che la pelle glabra fa risaltare i muscoli. Che cosa non si fa per amore dei figli!

Tutto ciò ha eccitato la mia curiosità.

Le donne nei tempi antichi si depilavano?

Un quadro di Ingres, Il bagno turco, mostra donne dalle forme burrose e dalla pelle liscia e candida, ma ciò non significa nulla. Può essere stata una scelta del pittore. Si sa comunque che i metodi di depilazione degli arabi sono antichi e molto raffinati e che vi era una predilezione per le donne depilate.

Le notizie diventano inquietanti man mano che ci addentriamo nel passato. Nel Trecento fiorentino delle “estetiste” si recavano a casa delle nobildonne per un trattamento somministrato con una spatola di legno e vetro, una sorta di scrub medievale.

In tempi ancora più remoti si inseriva un ago rovente nel bulbo pilifero o se non c’era abbastanza tempo si usava un impiastro a base di calce viva e arsenico. A detta dell’autore del saggio cosmetico “Un depilatorio che cava i peli sicché mai rinascano in tempo alcuno” e francamente non ho alcun dubbio al riguardo.

Mi chiedo quanta pelle venisse estirpata insieme ai peli e perché mai si dovessero sottoporre a trattamenti tanto invasivi se poi rimanevano vestite anche per farsi il bagno.

 

Se le donne erano disposte a tanto per parti nascoste non bisogna stupirsi di come mettessero a rischio la vita per quelle che erano il loro biglietto da visita per trovare marito.

I canoni estetici richiedevano la fronte alta, pertanto era consuetudine allargarla strappandosi i capelli o usando delle sostanze acide (vietato scandalizzarsi per chi ha fatto qualche permanente fino a una decina di anni fa). Ci fa piacere sapere che avevano cura dei loro capelli, infatti contro la calvizie usavano un impiastro a base di pepe, zafferano, aceto e sterco di topo. Meglio morire di peste che calve!

 

Il candore della pelle era il risultato di una crema a base di polvere di piombo, aceto e miele che a lungo andare corrodeva la pelle, ma a quel punto la dama era accasata e il problema era del marito. E infine non poteva mancare un bel sorriso. Quale rimedio migliore per avere denti sani e puliti di orina di fanciullo mescolata a polvere di marmo e pomice?

Quindi se pensavate che il proverbio “Chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire” fosse riferito a qualche capello tirato con un arricciacapelli, non potevate essere più lontani dalla verità.


  07  Giu  2016 ,
Silvia Scibilia

Silvia Scibilia autrice

 

 

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