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Il Carcere di Bollate e il ruolo non riconosciuto del volontariato

Il Carcere di Bollate e il ruolo non riconosciuto del volontariato

Alla periferia nord di Milano c'è la seconda casa di reclusione di Bollate.

È una delle poche carceri italiane che applica la legge n. 374 del 1975, con cui si cerca di rendere concreta la norma della Costituzione che indica, nella pena detentiva, non solo una limitazione della libertà ma anche uno strumento di riabilitazione, ponendosi l'obiettivo del reinserimento dei carcerati nella società.

In Italia la recidiva, ossia la commissione di nuovi reati una volta usciti di prigione, si attesta al 70%: significa che ogni dieci carcerati rilasciati, sette ritornano in prigione.

Nel carcere di Bollate la percentuale scende al 17%:

qui, solo due su dieci ritornano a infrangere la legge.

Come riescono a raggiungere questo risultato a Bollate?

Carcere di Bollate e ASOM

Prima di tutto a Bollate si applica anche l'articolo della legge del '75, che permette di lasciare aperte le porte delle celle durante il giorno, e si svolgono diverse attività educative e formative che motivano le persone offrendo prospettive di miglioramento e crescita personale, insegnando spesso una professione che può essere svolta dopo il rilascio.

Ci sono corsi di lettura e scrittura, attività teatrale e musicale;

si può coltivare l'orto e imparare a curare il verde;

si lavora in sartoria, in diversi call center, in tipografia, nella cooperativa che si occupa del vivaio o del servizio che predispone il cibo all'interno della struttura;

c'è anche un ristorante aperto al pubblico gestito da uno chef professionista e attività di riparazione di strumentazioni elettroniche.

La recidiva diminuisce proprio perchè il carcere attribuisce occasioni di formazione professionale e occupazioni di lavoro in cui si scopre la soddisfazione che la passione e la voglia di realizzare producono.

Un detenuto che aveva impararato a coltivare l'orto racconta la gratificazione provata nel veder crescere la verdura e il piacere nel regalarla agli altri ospiti, perchè si tratta non di una merce acquistata ma del frutto della propria fatica e, quindi, più preziosa.

A Bollate si fa anche attività sportiva con palestre e un campo di calcio.

Carcere di Bollate e ASOM e cavalli

Dal 2007 c'è anche un maneggio che ospita cavalli provenienti da sequestri, pertanto maltrattati, oppure a fine carriera o con problemi fisici, come una cavalla cieca. La struttura è stata costruita dai carcerati con materiale di recupero proveniente da cantieri: qui possono imparare a gestire gli animali e a diventare "artieri".

Nel maneggio si tengono corsi a pagamento indirizzati a esterni come “Horse Coaching”, dedicato agli adolescenti per contrastare il fenomeno del bullismo, di “Psicologia assistita con il cavallo” rivolto a tutti, o stage di coaching, come avvenuto per top manager di multinazionali, perchè il contatto con il cavallo permette lo sviluppo di una maggiore conoscenza di sé per migliorare la comprensione e il rapporto con gli altri.

La scuderia del carcere di Bollate è gestita da ASOM, Associazione un Salto Oltre il Muro,

il cui fondatore e presidente, Claudio Villa, è responsabile del progetto “Cavalli in Carcere” e del corso di formazione “Conoscere il Cavallo”.

L'associazione ASOM è formata esclusivamente da volontari che costituiscono un valore aggiunto fondamentale per la riuscita di questo come dei tanti progetti di Bollate, la maggior parte dei quali riesce nell'intento rieducativo grazie alla passione, all'impegno e alla serietà di persone che regalano tempo e professionalità "gratuitamente", senza i quali molti progetti non si realizzerebbero.

Nel momento in cui i detenuti entrano a Bollate, vengono offerti ampi spazi di libertà e un ventaglio di opportunità trattamentali chiedendo loro di imparare a gestire, in modo responsabile, tali spazi:

è il c.d. Patto Trattamentale con cui gli ospiti si impegnano a collaborare con l'istituzione e a partecipare alle iniziative proposte.

Questo accordo fa di Bollate una casa di reclusione all'avanguardia, i cui risultati vengono portati ad esempio, come il maneggio che è un fiore all'occhiello, essendo una realtà unica in Europa.

Esiste però il retro della medaglia: dietro alla realtà finora raccontata, ne esiste una "interna" conosciuta solo dagli addetti ai lavori e dai volontari che la affrontano ogni giorno.

Le attività direttamente proposte dal carcere sono quelle che rientrano nel c.d. settore "Trattamentale",

riconosciute cioè come rieducative nel percorso individuale.

Le iniziative offerte dalle associazioni di volontariato, invece, non sono considerate " Trattamentali" e quindi non hanno valenza rieducativa.

Quindi gli educatori che seguono i carcerati, costruendo ogni giorno con loro un percorso impegnativo ma costruttivo, si ritrovano con un diverso trattamento a seconda della materia offerta:

quelle che fanno capo ai volontari, come quelli di ASOM, sono considerate "trasparenti" e vengono citate dall'Amministrazione solo nelle occasioni ufficiali.

Pubblicamente la scuderia di ASOM è un vanto ma, nel quotidiano, è come se non esistesse.

Infatti, nei dieci anni di attività non è stato stanziato un solo euro per il mantenimento o l'implementazione della struttura:

spesso, il "non interventismo" dell'autorità blocca od ostacola le azioni degli operatori.

Così "Cavalli in carcere", realtà unica in Europa con 25 cavalli all'interno di un istituto di pena, che funziona e attribuisce notevoli benefici sia agli uomini che ai cavalli ospitati, viene relegata in un angolo, nascosta tra le serre e i campi da calcio, conosciuta e valorizzata solo da un'elitè che si interessa alla relazione uomo-cavallo ma sconosciuta al pubblico e dimenticata dalla classe dirigente politica.

Questo significa che una realtà funzionante che concorre all'abbattimento della recidiva e, quindi, al positivo reinserimento dei carcerati nella società, è resa possibile solamente grazie alla caparbietà e ai sacrifici di un ristretto numero di volontari come Claudio Villa.

I numerosi riconoscimenti e i servizi giornalistici da parte delle televisioni nazionali e straniere sul carcere di Bollate, e in particolar modo sulle scuderie, così come gli studi effettuati che dimostrano l'importanza e il benessere derivanti dalla relazione uomo-animale, dovrebbero far riflettere le istituzioni e portarle a riconoscere, anche ad ASOM, la valenza di attività "Trattamentale".

Troppo spesso le prime pagine dei giornali riportano episodi di malfunzionamento degli enti e delle istituzioni pubbliche.

Quando i cittadini offrono le personali risorse per la collettività, come nel caso dei volontari ASOM di Bollate, sarebbe necessario riconoscere, incentivare e rafforzare la collaborazione, per non perdere un valore aggiunto prezioso che il mondo, per una volta, ci invidia.

Foto del Carcere di Bollate di Sara Baroni

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Suor Pauline: recuperare i detenuti tramite i cani 

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Paola Iotti

Paola Iotti

Scrittrice. Appassionata lettrice che si è trasformata in scrittrice grazie alla sensibilità degli animali a cui cerca di dare voce, come a persone e argomenti talvolta posti a margine dall'odierna società.

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