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Babilonia

Babilonia

 

Capitale fiorente di un grandioso impero o emblema di perdizione e malvagità? La storia ci ha consegnato due visioni distinte e contrastanti sull'antica Babilonia.

 

La capitale della Mesopotamia, prima metropoli della storia, ha suscitato stupore e meraviglia in una moltitudine di individui in varie epoche storiche, tuttavia il suo nome è spesso diventato sinonimo di perversione, lussuria e in generale di degrado morale a causa delle fonti bibliche.

L'antico testamento narra, attraverso una cronaca dettagliata e a tratti enfatica, della caduta di Gerusalemme ad opera delle armate di Nabucodonosor II nel 587 a.C., durante cui fu perpetrata la distruzione del Tempio di Salomone e la deportazione di migliaia di Ebrei in Mesopotamia.

In conseguenza di ciò il nome di Babilonia viene maledetto dalla Bibbia ed è destinata, secondo i profeti, alla distruzione finale: “Babilonia, perla dei regni, splendore orgoglioso dei Caldei, sarà sconvolta da Dio come Sodoma e Gomorra. Non sarà abitata mai più né popolata di generazione in generazione” (Isaia 13, 19-20). Ancora Geremia dichiara che “Babilonia era una coppa d'oro in mano al Signore, con la quale egli inebriava  tutta la terra[...] all'improvviso Babilonia è caduta” (Geremia 51, 7-8).

L'avversione biblica per Babilonia perdura anche nel Nuovo Testamento, infatti nell'Apocalisse di Giovanni troviamo ancora la città identificata come archetipo del male, sebbene in questo caso si faccia riferimento ad una “Nuova Babilonia”, per cui l'autore si riferisce in realtà a Roma, di cui presagisce la caduta: “è caduta, è caduta Babilonia la grande, ed è diventata covo di demòni, rifugio di ogni spirito impuro, rifugio di ogni uccello impuro e rifugio di ogni bestia impura e orrenda" (Apocalisse 18,2).

Va ricordato, tra l'altro, che i romani si macchiarono di un crimine identico a quello commesso dai Babilonesi, distruggendo una seconda volta il Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. e, fintanto che l'impero non si convertirà al Cristianesimo, anche Roma subirà lo stesso anatema biblico: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra” (Apocalisse  17,5).

Eppure, già nel mondo antico, Babilonia era oggetto di ammirazione, al punto da risultare un luogo quasi mitico, emblema di grandezza e civiltà.

   Da un punto di vista legislativo, la civiltà Babilonese ci ha donato la prima raccolta di leggi della storia, il celeberrimo “Codice di Hammurabi”, redatto ad opera dell'omonimo sovrano durante l'epoca paleo-babilonese (1894-1550 a.C. circa), le cui norme risultano innovative per l'epoca storica, soprattutto con riferimento al diritto civile, commerciale e amministrativo, sebbene in materia di diritto penale siano presenti invece disposizioni orrorifiche agli occhi dell'uomo contemporaneo (per esempio, il caso di adulterio ad opera della donna, che veniva punito con la morte per annegamento).

Dal punto di vista architettonico, vanno ricordate le mastodontiche meraviglie che questa città ha regalato alla sua epoca e alla storia, documentate con fascinazione e ammirazione nel corso dei secoli. Tra queste costruzioni vanno ricordate la porta di Ishtar, attraverso cui si accedeva alla parte nord della città, imponente e bellissima con le sue mura di basalto blu e le decorazioni raffiguranti leoni e fiere dagli sgargianti colori dorati, le imponenti mura difensive, e soprattutto i Giardini Pensili, capolavoro architettonico e di ingegneria idraulica, con le sue terrazze rialzate ricoperte di piante e fiori esotici irrorate con un sapiente e complesso sistema idrico con cui si attingeva acqua dall'Eufrate.

Annoverati tra le Sette meraviglie del mondo antico, narrate con novizia di dettagli, tra gli altri, dallo storico greco Erodoto del v secolo a.C. il quale, sebbene non abbia mai visitato Babilonia personalmente, ci fornisce un racconto dettagliato delle sue meraviglie, tratteggiando con prosa estatica le bellezze del giardino, in cui si narra che la regina Semiramide riuscisse a raccogliere rose fresche ogni giorno nonostante il clima arido della regione.

In virtù di queste testimonianze non sarebbe sbagliato ritenere che il mito biblico di Babilonia come fonte e progenitrice del male tragga origine dall'odio ebraico per i babilonesi i quali, rei di averne invaso la terra e averli esiliati per circa quarant'anni, abbiano cercato di vendicarsi screditandone il nome e maledicendola presso i posteri.

Eppure la stessa cultura ebraica è debitrice nei confronti di quella babilonese, se si pensa che il suddetto codice di Hammurabi sia stata fonte d'ispirazione per le leggi bibliche (basti citare la “legge del taglione” sancita nel codice babilonese e ripresa dalla sentenza biblica dell'“occhio per occhio, dente per dente” [Esodo 21, 23-24]).

Inoltre gli stessi ebrei dovevano essere consci della grandezza di Babilonia se si pensa che l'imponente ziqqurat di Etemenanki dovette fungere d'ispirazione per il mito della torre di Babele.

Probabilmente il mito di Babilonia madre delle prostitute e progenitrice di perdizione e immoralità fu alimentato dalle pratiche sessuali rituali diffuse nella città, in cui ogni donna doveva, almeno una volta nella vita, recarsi nel tempio di Ishtar ed offrire i suoi favori sessuali ad uno straniero in cambio di denaro, che veniva offerto al tempio per il mantenimento dei rituali e della casta religiosa.

Lo stesso Erodoto ne parla con disgusto e indignazione nelle sue cronache, tuttavia questi rituali vanno analizzati nell'ottica socioculturale dell'epoca, in cui le donne in età da marito si prestavano a questa pratica per riprodurre la mitica unione tra il dio della vegetazione Dumuzi e Ishtar, così da attrarre fortuna e prosperità nel proprio matrimonio.

Per concludere, la vicenda di Babilonia e il modo in cui viene ricordata presso i posteri testimonia la difficoltà di mantenere un'ottica di giudizio oggettiva e non contaminata da pregiudizi culturali e storici. E' proprio questo sforzo che ripaga  con un ampliamento di vedute e un cambio di prospettiva che donano saggezza, intelligenza e umanità.

 

 

 

 

(foto da maravillasdelpasadoyfuturo, wikipedia.org)

 


  18  Apr  2016 ,
Arsenio Siani

 

 

 

 

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