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Perché le donne non sono come gli uomini: l'ultimo tabù

Perché le donne non sono come gli uomini: l'ultimo tabù

Ho dato questo titolo provocatorio all'articolo, una provocazione che io rivolgo anche a me stessa. Sono quindi necessarie un paio di precisazioni. La donna è un essere umano. Ho detto un'ovvietà vero? Eppure non è così assodato in tutti i luoghi e non lo è stato in tutte le epoche storiche.

In quanto essere umano, gode di alcuni diritti universali sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (10 Dicembre 1948), diritti che appartengono a tutti.

 

 

Sotto questo punto di vista, uomini e donne sono (o dovrebbero essere) uguali.

Se ogni Stato recepisse la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e la applicasse quando crea delle leggi, avremmo fatto un grande balzo avanti. Questo salto epocale non è ancora stato compiuto.

Questa piccola premessa era doverosa, perché non è di queste differenze che l'articolo vuole parlare. Questo articolo vuole lanciare qualche stimolo di riflessione su un tema che raramente viene trattato, o anche solo citato.

Nei libri è quasi assente e pochi sono i saggi non medici dedicati, nei programmi televisivi (se non sono di approfondimento medico) se ne parla poco, nella vita di tutti i giorni è un tema che può rientrare nelle nostre conversazioni, ma spesso è inquadrato in una serie di stereotipi che lo sviliscono profondamente.

Sto parlando della mestruazione, o mestruo.

A questo punto molti potrebbero aver abbandonato la lettura. Prima, però, chiedetevi qual è il motivo che vi spinge a farlo. La risposta potrebbe essere interessante.

Se pensate che sia un tema che riguarda solo le donne, state sbagliando. Se qualcosa vi infastidisce, è legittimo. Ma perché questo fastidio? Forse non trovate la risposta, forse non è importante ricercarla ora. Tutto ciò che ci infastidisce meriterebbe attenzione perché probabilmente nasconde qualcosa di importante.

Salutando gli amici che hanno abbandonato la lettura, mi rivolgo a voi, pochi coraggiosi, e lo faccio dicendo un'altra ovvietà.

Eccola: il corpo della donna non è come quello dell'uomo.

Chiaro no? Lampante direi. Siamo così abituati all'esibizione del corpo che nessuno può più ignorare come siamo, o non siamo, fisicamente. Quel che mi chiedo e vi chiedo è: le differenze fisiche, l'essere strutturati in maniera differente, ha delle ripercussioni anche sul nostro modo di essere?

Io credo di sì, e togliamo subito di mezzo le battute sulla suscettibilità o l'insopportabilità della donna durante il ciclo, prima del ciclo o durante l'ovulazione (che se mettiamo insieme tutti questi periodi notiamo che di tempo ne rimane poco).

Illuminante sarebbe un'osservazione dell'etimologia dei termini utilizzati nelle varie lingue per indicare questo avvenimento mensile, qui non ne abbiamo lo spazio, ma lascerò, per chi lo desidera, una piccola bibliografia alla fine.

Mi concentrerò a osservare che questo è un tema che suscita reazioni varie e non sempre così positive.

E come sono vissute le mestruazioni dalle donne?

    Come vivono questo periodo che si presenta ogni ventotto giorni per molti anni della loro vita?

Spesso non bene. Il periodo del sanguinamento, o quello precedente, è in molti casi un periodo di sofferenze fisica e di instabilità emotiva. Si vive questa manifestazione del corpo come una gran seccatura che inibisce i nostri movimenti, che comporta un cambiamento delle nostre abitudini.

Eppure il ciclo si ripresenta, anche se rifiutato. Ed è in questo termine, ciclo, che risiede una possibile lettura di questo fenomeno.

Le mestruazioni seguono un percorso ciclico, con un tempo che è identico al ciclo lunare.

Questo nelle culture del passato aveva dato corpo a veri e propri culti. Il culto della Luna è molto più antico di quello del Sole, e corrisponde a un periodo in cui le donne avevano socialmente un ruolo diverso. Non è ancora stato assodato se siano mai esistite delle vere e proprie società matriarcali, sembra più probabile che si siano state popolazioni che assegnavano alla donna e all'uomo un ruolo paritario, e spesso un ruolo di spicco alla donna. Ciò che è certo è che in queste culture all'uomo non è mai toccato il trattamento che è stato riservato successivamente alle donne nell'era del patriarcato.

   Il culto lunare riconosceva un ruolo particolare alla donna per questa affinità tra ciclo lunare e ciclo mestruale. Per questo il sangue mestruale era visto come qualcosa di potente, di fecondo, di numinoso. La Luna era l'astro che fecondava la Terra, una divinità buona (con un lato anche crudele, è bene dirlo) che consentiva alle piante di crescere, e così anche la donna era una creatura benedetta dal potere di generare la Vita. Per molto tempo si è creduto che fosse proprio la Luna a fecondare le donne.

Nelle epoche antiche le donne vivevano in maniera diversa il periodo in cui il corpo sanguinava. Spesso sceglievano di appartarsi dalla vita di comunità, da sole o con altre donne, per vivere questo momento di sogno, di contatto con la natura più intima (questa pratica è ancora in vigore in alcune popolazioni africane). Non erano considerate impure, questa è uno sguardo subentrato con l'era patriarcale, che le religioni monoteiste hanno marcato a fuoco sul destino di ogni donna.

Cosa avveniva quindi nel passato?

Accadeva paradossalmente che in un epoca di scarse conoscenze di anatomia le donne vivessero molto più a contatto con il proprio corpo e ne percepissero i misteriosi movimenti. Accadeva che si riconoscesse il carattere ciclico della Vita e lo si accettasse come un dono. Accadeva che le donne fossero portatrici di questo messaggio pacificante e rassicurante.

E cosa succede invece a noi, oggi?

Succede che la ciclicità della Vita sia spesso negata, e non solo quando si parla del corpo delle donne. Sto pensando ai danni che l'agricoltura convenzionale sta causando alla Terra, alla non accettazione del corpo che invecchia e muore.

Ecco che le donne finiscono per vivere quei giorni come qualcosa che interrompe la loro routine e come una limitazione, complice anche la società che non permette più a una donna di prendere per sé il tempo necessario a celebrare questi momenti (non viene concesso nemmeno il tempo di accudire i figli, figuriamoci quello di contemplare il proprio corpo sanguinante!).

È la ciclicità insita nel corpo della donna a renderla profondamente diversa dall'uomo, non solo il fatto di poter dare al mondo dei figli. Nel corpo della donna la natura sembra muoversi in un terreno che le è più congeniale.

Anche per questo le donne non sono come gli uomini, questo è il grande dono che potrebbero portare (nuovamente) nella società, questo è lo sguardo diverso che potrebbero regalare a tutti.

L'idea che la Vita non sia una retta infinita, ma una spirale infinita, che tutto si rinnovi continuamente in un meccanismo perfetto. Che la morte sia necessaria alla rinascita. E non credo che questa sia una differenza di poco conto.

Per non annoiare troppo e per l'impossibilità di esaurire l'argomento, ho deciso di dare solo degli spunti di riflessione. Per chi fosse interessato, ci sono dei meravigliosi testi che affrontano il tema del Femminile in chiave psicologica e simbolica.

Consiglio:

La Grande Madre – Erich Neumann

La psicologia del Femminile – Erich Neumann

I misteri della donna – M.Esther Harding

 

 

 

 

(Foto da Pixabay.com ritratto-donna autore Plimper)


  19  Feb  2016 ,
Daisy Franchetto

Daisy Franchetto scrittrice

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