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Cultura

Basta dire 13 dicembre e …Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia!

Basta dire 13 dicembre e …Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia!

 

Sappiamo ormai che il 13 dicembre era il giorno più corto dell’anno quando vigeva il calendario Giuliano, e la festa della Santa cadeva durante il Solstizio d'Inverno ma, con l’introduzione del calendario Gregoriano del 1582 sono stati eliminati circa dieci giorni e il giorno più corto oggi è tra il 21 e il 22 dicembre.

Ma chi era questa Santa divenuta patrona dei ciechi, degli elettricisti, degli oculisti e di Siracusa?


Lucia nasce a Siracusa intorno al 300 in una buona famiglia, orfana di padre, viene promessa sposa ad un giovane pagano del luogo.

La salute di Eutichia, sua madre, peggiora, le emorragie diventano sempre più frequenti e a niente giovano le cure costose alla quale si sottopone.
Un giorno decidono di unirsi ad un gruppo di pellegrini che andava a Catania per visitare la tomba di Sant'Agata affinchè la Santa intercedesse per la sua guarigione.
Durante la notte Sant’Agata appare a Lucia chiedendole di dedicarsi ad aiutare i più poveri e deboli, predicendole il martirio.

Tornata a Siracusa, con Eutichia che ha ricevuto la guarigione, Lucia decide di rompere il fidanzamento e di vendere la sua dote. Madre e figlia iniziano un percorso di volontariato, aiutano i poveri, i cristiani rifugiati nelle catacombe e professano anche loro di nascosto la religione cristiana.

 

Santa Lucia

Il fidanzato non accetta il rifiuto di Lucia e la denuncia con l'accusa di essere cristiana. Sono cose che, se ci pensiamo, succedono ancora oggi le chiamiamo stolking, aggressioni, e femminicidi... (dall’inizio dell’anno sono stati ben 116).

Allora era il tempo delle persecuzioni e la libertà di espressione religiosa (come ancora oggi in molti Paesi) non era permessa, tanto che Diocleziano, imperatore in quel periodo, fu tra i persecutori i più accaniti con condanne a sacrifici, torture e violenze.


Santa Lucia viene portata così al cospetto del governatore Pascasio, non rinnega la sua fede, e far infuriare il governatore che la condanna a morte (morte che avviene per decapitazione) proprio il 13 dicembre del 304.


Una serie di riforme in favore dei cristiani furono attuate però dopo la decapitazione della Martire.

Costantino I ad esempio nel 306, restituí ai cristiani le proprietà confiscate durante le persecuzioni e concesse la parità giuridica.
In Italia, nel 306, Massenzio concesse piena tolleranza religiosa.

Galerio terminò la persecuzione in Oriente nel 311, ma fu ripresa in Egitto, in Palestina e in Asia Minore dal suo successore, Massimino.


Ma torniamo a Santa Lucia iconográficamente viene rappresentata con in mano un piattino nel quale ci sono i suoi occhi, ma non è chiaro se gli occhi le furono strappati prima o dopo la decapitazione.


Per questo è comunque diventata protettrice della vista, proprio come “vorrebbe” il suo nome Lucia=Luce.
Lucia è colei che porta la luce, che vince le tenebre e il peccato.

Molte sono a tal proposito le tradizioni e le leggende diffuse in Italia e nel nord Europa che riguardano Santa Lucia.


Ad esempio si narra che a Verona intorno al XIII secolo, in particolare tra i bambini, fosse scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di “male agli occhi”.


La popolazione decise così di recarsi in pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello alla chiesa di S. Agnese, dedicata a Santa Lucia, per chiedere la guarigione alla santa.


I bambini, a causa soprattutto del freddo, non volevano andarci e solo la promessa da parte dei genitori che se lo avessero fatto, al loro ritorno avrebbero trovato tanti doni da parte della Santa.

I bambini a tale proposta accettarono, si recarono in pellegrinaggio e l’epidemia si esaurì.

Questa tradizione rimane ancora viva oggi, i bambini vengono portati in Chiesa per la benedizione degli occhi il 13 dicembre e in questo giorno al mattino trovano doni, tra cui immancabile un piatto colmo di dolci, le “pastefrolle di S. Lucia”, di varia forma, che scacciano il male e sono di buon auspicio.


Anche in altre regioni del Nord Italia Santa Lucia viene festeggiata e fa le veci di Babbo Natale, come in Trentino, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia e Veneto.

Nei Paesi Scandinavi invece la mattina del 13 dicembre la figlia primogenita indossa una tunica bianca con una sciarpa rossa in vita e, con il capo coronato da un intreccio di rami verde e sette candeline, porta caffè, latte e dolci ai familiari che sono ancora a letto, accompagnata dalle sorelle più piccole vestite con tunica e cintura bianca.

Alla Santa viene attribuito la fine della carestía che aveva ridotto alla fame la Sicilia perchè si narra che durante una messa celebrata in suo onore nella Cattedrale di Palermo, il 13 dicembre del 1646, venne annunciato l'arrivo inatteso di un bastimento carico di cereali. Il fatto fu considerato un miracolo della Santa che da quel giorno divenne la patrona di Siracusa.


I palermitani allora fecero bollire il grano, per poi condirlo con dell’olio di oliva. Da qui nacque la cuccìa, il cui nome deriva da “coccio” cioè chicco da allora dolci diversi sono stati preparati in questo giorno perdendo, come spesso accade, il fine spirituale.


Alla Santa sono associati anche riti pagani, in Sicilia ad esempio secondo la leggenda, la notte del 13 dicembre la Martire vola sui campi benedicendoli affinchè risultino fruttuosi.

A Manfredonia vengono invece allestiti falò, in altre zone del Sud si accendono candele in entrambi i casi il Bene è rappresentato dalla luce ( di Lucia) affinchè vinca sul Male e l’oscurità.

 

Per ultimo non poteva mancare un rito propiziatorio legato all’amore e a Santa Lucia.


La notte del 13 dicembre, le fanciulle in cerca dell’anima gemella si pettinano con un pettine nuovo, lo mettono sotto il cuscino e attendono che la Santa compaia in sogno in compagnia del novello sposo.


Alla figura della martire sono stati dedicati quadri come il Seppellimento del Caravaggio, Il martirio e l'ultima Comunione di Santa Lucia (la Santa infatti prima di morire ricevette la comunione, annunciò la fine della persecuzione dei cristiani e la morte di Diocleziano fatti che si avvereranno in pochi anni) di Paolo Veronese .
Componimenti da parte di Garcia Lorca il quale le ha dedicato un poemetto in prosa con riferimenti particolari agli occhi descrivendola

“« Sulla porta lessi questo cartello: locanda Santa Lucia.
Santa Lucia era una bella ragazza di Siracusa.
La pitturano con due bellissimi occhi di bue su un vassoio…


Il domenicano Jacopo da Varazze che scriveva di agiografie parla di Lei,Hartman Schedel lo fa nelle Cronache di Norimberga .
Anche Dante, nel Convivio, parlando della malattia che lo aveva colpito agli occhi in gioventù a causa delle letture prolungate ed estenuanti, racconta della guarigione poi ottenuta per intercessione della Santa.

A Venezia la stazione ferroviaria porta il Suo nome, nel 1861 furono abbattuti il convento e la Chiesa Santa Lucia per far posto all’omonima stazione.

Le spoglie della Santa, si trovano a Venezia ma come siano arrivate dalla Sicilia, quante volte e in quali città siano state deposte, ( sembra che siano passate da Costantinopoli, Pesaro, Verona, Germania...) rimane ancora incerto.


Per la Martire sono state composte canzoni, la prima scritta da Teodoro Cottrau anche se in realtà il compositore faceva riferimento al quartiere popolare napoletano Santa Lucia, e fu solo in seguito alla revisione in italiano che la canzone divenne ed è ancora uno fra i brani internazionali più famosi.


Interpretata da Caruso, Pavarotti,Bocelli, Giorgia perfino Elvis Presley la introdusse nel suo álbum Elvis for Everyone.

Nel 1976 il cantautore Francesco De Gregori compone “Santa Lucia” una delle più belle, intense e significative canzoni italiane che a mio parere rappresenta il messaggio che vorrebbe comunicarci Santa Lucia.

Santa Lucia, per tutti quelli che hanno occhi
e gli occhi e un cuore che non basta agli occhi
e per la tranquillità di chi va per mare
e per ogni lacrima sul tuo vestito,
per chi non ha capito.
Santa Lucia per chi beve di notte
e di notte muore e di notte legge
e cade sul suo ultimo metro,
per gli amici che vanno e ritornano indietro
e hanno perduto l’anima e le ali.

Per chi vive all’incrocio dei venti
ed è bruciato vivo,
per le persone facili che non hanno dubbi mai,
per la nostra corona di stelle e di spine,
per la nostra paura del buio e della fantasia…

 

 

 


  13  Dic  2016 ,
Rachele Agostino

Presidente di Sencillamente associazione senza scopo di lucro per la libera divulgazione dell'informazione e della cultura. Vicedirettrice per il Magazine on line CaffèBook.

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