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Cultura

San Galgano e la spada nella roccia

San Galgano e la spada nella roccia

Forse non tutti sanno che il mito di re artù probabilmente, è nato in Italia; infatti, in provincia di Siena sorge un luogo magico, un luogo senza tempo. A circa 40 Km da Siena, si trovano un'antica e grandiosa Abbazia cistercense e una piccola cappella di forma circolare al cui interno si custodisce una delle "reliquie" più affascinanti e misteriose dell'intera regione: la spada nella roccia di San Galgano.

Lo spettacolo è a dir poco suggestivo, e il richiamo immediato al ciclo bretone di Re Artù e alla "spada nella roccia" fa pensare ad una somiglianza non casuale. La storia dell'Abbazia è collegata al cavaliere Galgano Guidotti di Chiusino che secondo la leggenda qui affondondò la sua spada per sempre.

Per ricalcare i passi di questa leggenda bisogna tornare indietro nel tempo, al XII secolo.

Galgano era un giovane cavaliere.

La leggenda narra che una nottedell’anno 1180 apparve a Galgano l'Arcangelo Michele che lo guidava, attraverso uno stretto ed impervio sentiero, fino alla collina di Montesiepi, dove fu infine accolto dai dodici Apostoli di fronte ad un tempio di forma circolare.

Galgano interpretò questa visione come un segno del volere divino; qualche tempo dopo, avrebbe fatto di quel luogo isolato la sede della sua nuova e definitiva dimora da eremita: recatosi sulla collina di Montesiepi,

abbandonò la veste di cavaliere e infisse la sua spada in una roccia, quasi a formare una croce con l’elsa.

Quella spada oggi è ancora lì, da più di ottocento anni.

Oltre alla suggestione che la leggenda e la spada infondono, c'è un altro aspetto forse ancor più attraente da cogliere in quella straordinaria reliquia: la possibilità che il mito della 'spada nella roccia', famoso per essere legato alla saga bretone di Re Artù, sia nato in realtà proprio in Toscana, da qui esportato in Francia e poi innestato nel ciclo arturiano.

In effetti la spada della roccia di San Galgano è antecedente ad Excalibur, che compare la prima volta nelle opere di Robert De Baron alcuni anni dopo. Per logica Robert De Baron potrebbe essersi ispirato a Galgano e il cavaliere della tavola rotonda Sir Gawin in effetti era anche detto Galvano.

Galgano come Artù o Artù come Galgano?

Certo immediate e affascinanti sono le affinità tra le due figure: entrambi cavalieri che poi scelsero la vita eremitica, entrambi collegati ad una spada, che però Galgano infigge, mentre Artù estrae.

Gli avalli storici sono solidi per Galgano, inconfutabilmente esistito, mentre di Artù è assai nebulosa l’identificazione, da condottiero romano a guerriero britanno, da divinità antropizzata a “mosaico” di varie fisionomie di personaggi ondeggianti – per la loro età remota – tra mito e realtà.

La spada, comunque, fino al 1924 poteva essere estratta liberamente, ma poi il parroco per prevenire un possibile tentativo di furto, durante i restauri, bloccò la lama versando del piombo fuso nella fessura.

Negli anni ’60 la spada fu spezzata da un vandalo, così il moncone fu risistemato sulla roccia e poi protetto da una teca. Recenti ricerche compiute dall'Università di Siena hanno evidenziato che i due margini della spada coincidono perfettamente, per cui si può ritenere che la parte spezzata appartiene alla spada originale.

Inoltre, la lega metallica della spada è quella tipica delle spade nel XII secolo, e indagini col georadar hanno evidenziato che è inserita nella fessura di un affioramento roccioso profondo.

Oggi è possibile visitare il bellissimo sito che si trova a Chiusdino e che è composto dalla Rotonda di Montesiepi (ossia la cappella a forma cilindrica all'interno della quale si trova la teca che protegge la spada nella roccia) e dall'Abbazia di San Galgano, il monastero cistercense a tre navate privo sia del pavimento che del tetto, elemento questo che la rende davvero scenografia perchè spesso è possibile dal suo interno ammirare il cielo azzurro tagliato a metà dalle scie bianche degli aerei che sorvolano l'area.


Negli anni sono stati effettuati numerosi rilevamenti scientifici di laboratorio da parte di studiosi e storici i quali hanno confermato l’autenticità della reliquia e la sua appertenenza storica al XI secolo d.C..
Dal 2001 ha preso il via un vasto programma di analisi sulla spada di San Galgano e sulla rotonda di Montesiepi di Chiusino (SI) varie ricerche sono già state effettuate da numerose facoltà universitarie.


Sono stati adoperati i migliori mezzi attualmente a disposizione, a cominciare dal geo-radar (un radar capace di penetrare in grande profondità) al fine di esplorare il terreno vicino alla pietra alla ricerca di grotte, cavità nel sottosuolo, antiche mura etc.

Sono stati effettuati rigorosi test in questo senso per accertarsi che la roccia non fosse cava lì dove fu infissa la spada facilitandone quindi l’entrata, gli scettici teorizzavano anche che la spada in realtà fosse senza lama e che quindi si avrebbe solo l’illusione ottica di una spada piantata così in profondità in una roccia.


I risultati dei test sono ancora una volta sbalorditivi, non solo la roccia non presenta alcuna cavità, ma la lama è all’interno di essa, inoltre, i rilevamenti non invasivi effettuati con il georadar avevano infatti evidenziato la presenza di una nicchia di circa 183 centimetri per 91, capace di contenere le spoglie del cavaliere.

Approfondite ricerche archivistiche effettuate da alcuni studiosi, tra i quali il professor Conti di Chiusdino, hanno riportato alla luce alcuni antichi documenti da cui si evince la presenza, nello stesso punto, di un’altra sepoltura, già indagata nel 1694. Una sepoltura che nulla avrebbe a che vedere con il nostro Galgano. Ma gli studiosi non si arrendono e sperano un giorno di ritrovare il sarcofago del cavaliere.

Comunque, molti pensano che Galgano sia solo un simbolo, come Re Artù, anche perché si dice che morì a 33 anni come Gesù Cristo.
Ricordando inoltre che 33 sono anche i gradi massonici.

La numerologia e gli studi esoterici danno molta importanza al numero 33. Alcuni lo definiscono “vibrazione del maestro”. In pratica le persone legate a questo numero avrebbero la capacità di attrarre a se una vibrazione cosmica che ispira le persone che gli stanno vicine rendendoli dei leader spirituali, o personaggi di spicco dai grandi sogni, e ideali.

Anche le persone che nascono sotto l’influenza di questo numero pare siano portate nelle arti e sono creativi. Altri considerano questo numero come “l’ideale dell’amore”, il numero che rappresenta l’amore nella sua forma più pura.

 

Eppure la spada nella roccia esiste realmente.

 

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  In Europa e in Italia vi sono inoltre, varie spade nella roccia, comunque, tutte legate da un filo conduttore che le porta ad essere collegate con Galgano.
Un’altra curiosità potrebbe essere la presunta connessione tra San Galgano e il celebre santuario ipogeo di Monte Sant’Angelo (Fg), sul Gargano, in Puglia.

A legare questi due luoghi tra loro non sarebbero solamente i nomi assonanti di Galgano e Gargano. Tutti questi luoghi sono collegati tra loro dalla così chiamata “Linea di San Michele”. In Italia e in Europa esistono dei luoghi carichi di un’energia misteriosa e inspiegabile.

Tutti questi luoghi sono situati sulla Linea di San Michele Arcangelo che collega luoghi di culto a lui dedicati posti su punti energetici. Un viaggio da Gerusalemme fino all’Irlanda passando per Grecia, Italia, Francia e Regno Unito. La linea di San Michele che attraversa luoghi magici è anche detta linea del Drago, sicuramente non a caso dato anche il significato simbolico ed esoterico di quest’ultimo termine.

Nell'esoterismo il drago rappresenta simbolicamente la prova da superare per colui che voglia impossessarsi della sua ricchezza e del suo sapere, mangiandone il cuore in questo modo comprenderà il linguaggio degli uccelli o di altri animali e diventerà sapiente. In molte tradizioni per essere dichiarato tale, l'eroe (la parola eroe ha la radice del suo nome in Eros, il dio dell'amore e quindi della sessualità) deve affrontare il drago che lo può annientare oppure donargli immense ricchezze e preziose conoscenze altrimenti impossibili da raggiungere.
In ogni caso la verità su Galgano è in parte ancora ignota e a noi non resta che attendere.

 

(l’articolo trae le sue fonti dal sito MITI E MISTERI)


  21  Dic  2016 ,
Vito Ditaranto

Vito Ditaranto è nato il 14 maggio del 1970 a Montescaglioso – Matera- attualmente vive a Taranto.

E’ un militare di professione. Ha vissuto in molti paesi del mondo, la città che prediligie è San Antonio Texas. Ama scrivere, scrive praticamente da sempre. Ha iniziato le mie prime pubblicazioni nel 2005 con alcuni libri di poesie: “Pensieri semplici”, “Sulle ali del cuore”, ”Similis simili gaudet”. Poi passato ai romanzi Thriller, il primo lavoro è stato “Sotto l’ombra del sole”(2006), poi rivisto in “Sotto l’ombra del sole reloaded (2008)“. Nel 2009 ha scritto un giallo in più episodi chiamato: “Dalla A alla Z”. Altri lavori ed opere sono: “Sophia”(2010), “La storia di Sophia” (2011), “Pontiac blue” (2012), ”Four” (2013). Nel 2014 e nel 2015 ha scritto due fiabe: “ Miriam twinkle twinkle little star” e “Miriam e la stella”. Il ritorno ai thriller con: “V.I.T.R.I.O.L. (l’artigliatore)”(2015), con “Tales:Racconti (2014/2015)”, “V.I.T.R.I.O.L. (Cailleach), “FLASHBACK” (2016). Sempre nel 2016 ha pubblicato due racconti, “Hazel” in SAMHAIN’S NIGHT (Writers United Italia) e “1944” in FANTANOIR STORIES (Plural Cosmos edizioni). Nella primavera del 2017 dovrebbe uscire un nuovo romanzo con la casa editrice Le Mezzelane. Ha collaborato con il quotidiano IL CORRIERE DEL GIORNO, scrivendo poesie. Collabora con vari siti web tra cui, Pensiero Plurale, Plural Cosmos e Les Fleurs Du Mal, oltre a gestirne uno personale.
Ama immensamente sua figlia Miriam. E’ abbastanza orso da apprezzare una notte da solo in albergo, non abbastanza da godersi veramente un pasto consumato senza compagnia. Fra le cose che più lo irritano al mondo ci sono gli errori di ortografia, la gente che dice “noi” per indicare una squadra di calcio, la frase “È così che va il mondo” e quelli che fanno i provoloni con le sconosciute sui social network.
I suoi autori preferiti sono: Carlos Ruiz Zafon, Dan Brown, Giorgio Faletti, Sergio Bambaren, e Luis Sepulveda.

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