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Cultura

San Valentino? Il fondatore della rosa che usò Antoine de Saint-Exupery.

San Valentino? Il fondatore della rosa che usò Antoine de Saint-Exupery.

Ogni anno milioni di coppie si scambiano cioccolatini, fiori e bigliettini d’amore il 14 di Febbraio. Perché? Perché si amano. Certo, solo quel giorno, da quello seguente possono cominciare a lanciarseli, i poveri fiori recisi, o a far sparire i cioccolatini nel cestino della spazzatura. Ovvio, meglio che li mangi il tritarifiuti di noi donne, evitando di farci perdere l’agoniata linea che ci siamo imposte dopo la fine delle festività in previsione dell’estate.

 

Insomma, siamo tutti contenti di ricevere qualcosa, ma non ci soffermiamo mai a pensare al perché. Perché essere al centro dell’attenzione di qualcuno ci fa sentire più sicuri, decisi e invogliati ad affrontare la vita. Non è necessariamente un coniuge ad avere questo potere, poiché l’amore si manifesta in varie forme.

Il dono dell’amore è vasto, talmente potente da mettere in ginocchio anche i sentimenti più duri, quali la cattiveria e la gelosia, così come il suo antagonista per eccellenza, l’odio.

Persino nei drammi più celebri o nei racconti più terribili, i cattivi perdono, talvolta dimostrando un piccolo lato debole, insegnandoci che amare è più difficile che odiare, ma sicuramente ci arricchisce maggiormente rendendoci felici.

Certo, stiamo parlando di amore sano, creato da libertà, rispetto, ricerca della felicità e del benessere comune, non malato, fatto di soprusi e divieti.

Bene, ma come nasce quest’idea tanto commerciale, quanto furba, di farci spendere soldi per un giorno che attendiamo solo per controllare se il nostro lui o la nostra lei ci pensano?

La festa di San Valentino prende forma come rito pagano per la fertilità.

I romani indicavano Febbraio come il mese per la rinascita e i sacerdoti dell’ordine dei Lupercali praticavano, in questo periodo, i riti per tenere ben lontani i lupi dai campi. Il rito consisteva nell’entrare nella grotta dove secondo la leggenda Romolo e Remo erano stati allattati dalla lupa, compiendo sacrifici animali, mentre lungo le strade veniva sparso il sangue delle malcapitate bestie.

Eppure le pazzie non si fermavano lì, andando oltre. All’interno di un’urna venivano mescolati, proprio come accade al gioco del lotto, una serie di biglietti contenenti nomi femminili e maschili  i quali venivano fatti estrarre da un bambino.

Le coppie che si formavano grazie alla “dea bendata dell’Amore”, dovevano vivere a strettissimo contatto fisico per un intero anno.

Insomma, una diavoleria pagana, a cui Papa Gelasio nel 496 d.C. pose fine, introducendo il protettore degli innamorati, San Valentino, appunto. Di sicuro Papa Gelasio non avrebbe mai immaginato che la sua scelta di scambiare il rito pagano per la fertilità in un giorno dedicato all’amore e ai suoi seguaci, si sarebbe trasformato in un giorno economico incredibilmente favorevole per ogni settore.

Chi era, però, questo santo scelto dal papa e perché lo scelse?

Valentino era un Vescovo romano, nato nel 176 d.C. a Nahars, l’attuale Terni, e morto a Roma proprio il 14 Febbraio del 273.

Dedicò la sua vita a difendere i seguaci di Gesù in una terra come la sua dove infervoravano le persecuzioni contro i cristiani e infine fu martirizzato.

Viene considerato il protettore degli innamorati perché pare fu il primo a sposare un legionario pagano con una giovane cristiana e una leggenda narra che una sera, nel sentir litigare due innamorati accanto al suo giardino, Valentino colse una rosa, la portò a loro e gli chiese di tenerla entrambi per il gambo, facendo attenzione a non pungersi, supplicandoli di far pace e di pregare il Signore affinché mantenesse vivo in eterno il loro amore. Qualche tempo dopo si sposarono, chiedendo la benedizione proprio a lui.

Ben presto la storia si diffuse e le persone cominciarono a pellegrinare a Terni il 14 di ogni mese, giorno delle benedizioni. Si scelse, a posteriori, di benedire solo il 14 di Febbraio perché in quel giorno il Vescovo morì.

 Nei secoli i romantici e i poeti trasportarono questa ricorrenza, indicandola come festa degli innamorati, probabilmente attraverso il poema “Parlamento degli uccelli” di Chaucer (1343-144). Infatti in Francia e in Inghilterra Febbraio era considerato il mese d’accoppiamento degli uccelli.

Qualche tempo dopo, in Inghilterra, ebbe inizio la vera e propria festa commerciale, molto vicina a quella che conosciamo noi oggi. È lì, infatti, che si diffuse la moda di scambiarsi messaggini d’amore nel giorno dedicato agli innamorati, corredandoli di disegni che riconducessero alla festa, come Cupido o dei cuori.

La prima lettera di cui si hanno tracce risale al XV secolo. Un innamorato Carlo D’Orleans scriveva alla moglie, dalla Torre di Londra dov’era detenuto, “Je suis déjà d’amour tranné, ma très douce Valentinée”.

A metà Ottocento, lentamente i bigliettini arrivarono negli Stati Uniti e si sa, gli americani sono abili nel commercializzare qualsiasi cosa. Ecco che i bigliettini prendono piede, ma ben presto vengono soppiantati da regali materiali, come cioccolatini, fiori e gioielli.

Sia che abitiate in Germania o in Italia, quindi regaliate fiori e dolci, sia che abitiate in Olanda o in Inghilterra, e quindi spediate biglietti anonimi, sia che proveniate dalla Spagna, perciò doniate bouquet di rose rosse, sia che leggiate dal Giappone e solo voi donne siate costrette a regalare cioccolatini agli uomini, che però vi ricambieranno tra un mese esatto con del cioccolato bianco, di sicuro spenderete denaro e tempo per qualcuno. Non importa se è un coniuge, un fidanzato, un amico o un compagno di banco.

Sebbene ci sia da scommettere che alla maggior parte della gente o di voi che state leggendo, piaccia sicuramente molto di più un biglietto di poche ma sincere parole, piuttosto di un cioccolatino da far digerire al cestino o di una meravigliosa rosa che prima o poi appassirà.

Perciò, andate a casa e prendete un bel biglietto decorato, dove basterà scrivere “Perché chi vuole le rose, deve pur saper rispettare anche le spine” e donatelo a chi condivide con voi il meraviglioso cammino della vita, fatto di una rosa di cui prendersi costantemente cura, come diceva l’autore del Piccolo Principe, ma che proprio per la sua bellezza accoglie anche qualche spinoso ostacolo.

L’importante sarà sapere che ogni spina sarà tolta assieme, con una mano che entrambi terrete su quel gambo solido di un amore unico. Non solo oggi, ma ogni giorno della vita.


  14  Feb  2016 ,
Viviana A. K. S.

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Nata in Italia nel 1982 da genitori italiani ma con radici inglesi, vive e cresce tra Milano e la campagna inglese, dove risiedono cugini cui si affeziona molto.

Persegue gli studi con l’obiettivo di una laurea a Cambridge, suo sogno originario, che si scontra, però, con l’incontro dell’attuale marito, situazione che le sconvolgerà piacevolmente i piani e la vita in sé.

Mai separatasi dal senso di appartenenza e dall’affetto viscerale per i dintorni londinesi, termina gli studi in Italia, lavorando per un breve periodo per la compagnia aerea di bandiera spagnola, prima di dedicarsi completamente alla crescita dei suoi tre figli.

Moglie, madre, ma soprattutto donna, non smette mai di essere una sognatrice con i piedi per terra, una donna che non smetterà mai di credere nella potenza e nella forza della più grande arma sulla Terra, l’Amore.

 

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Lasciatevi condurre da Jaide negli Emirati, lasciatevi ammaliare dal suo fascino seducente, dai suoi occhi magnetici, del colore dell'ambra. Concedetevi alla lussuria fino a innamorarvi perdutamente di quel ricco, giovane, bello e potente principe, colui che arriverete anche a detestare, con tutte le sue infinite e oscure sfumature... Eppure, si sa, il filo che separa amore e odio è infinitamente sottile... NE RIMARRETE INCONSAPEVOLMENTE INCANTATI...

 

 

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