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Quelle stupide storielle chiamate “Miti” wikipedia.org

Quelle stupide storielle chiamate “Miti”

Ogni anno vengono pubblicati migliaia di testi e libri sulla mitologia greca. Vi siete mai chiesti perché? Come possono delle storielline di 2000 e passa anni fa, dirci ancora qualcosa? Tutti conosciamo Ercole e le sue fatiche, oppure la furbizia di Ulisse, ma siete mai andati oltre? Avete mai provato a scavare tra le righe e ad arrivare alla saggezza nascosta di cui ancora oggi questi testi si fanno portatori?

 

In questo breve articoletto, mi piacerebbe portarvi alcuni esempi di che cosa sia realmente la mitologia, e cosa significhi andare oltre.

Prendiamo per esempio il momento in cui Ulisse, su consiglio di Circe, si reca negli Inferi. Qui incontra Achille, ucciso durante la guerra di Troia da Paride.

Le prime parole che Ulisse gli rivolge sono:

Prima, da vivo, ti onoravamo come un dio, noi Argivi: ed ora che sei qui, hai un grande potere tra i defunti. Perciò non rattristarti di essere morto, o Achille. (Odissea, XI, 484-486)

Vediamo che quindi Ulisse esprime l'idea dell'eroismo greco: anche se sei morto, tutti ricorderanno per sempre le tue gesta e la tua gloria, e quindi non morirai mai nei ricordi di tutti. Quindi sei per forza felice, e soprattutto sei per forza soddisfatto della vita che hai fatto.

Potete immaginare come il nostro re di Itaca rimane spiazzato quando Achille gli risponde:

Non volermi consolare della morte, glorioso Odisseo. Preferirei da vivo e sulla terra essere servo di un altro, stare presso un uomo povero e che non avesse molti mezzi, piuttosto che dominare su tutti i defunti. (XI, 488-489)

Il mito dell'eroe va in frantumi!

Cosa significa questo breve dialogo? Quello che molte persone di oggi non hanno ancora capito: la gloria, la fama, il voler arrivare ed essere migliori, superiori a tutti, l'avere millemila “like “ su Facebook (soprattutto per le ragazzine che si spogliano di fronte a una macchina fotografica) non sono così importanti.

Certo, ognuno ha i suoi sogni da perseguire, ed è giusto così, ma non bisogna mai perdere di vista il vero valore delle cose. Se per ottenere fama e gloria, non facciamo altro che terra bruciata attorno a noi, a cosa ci serve?

Infatti se proseguiamo con la lettura, vedremo che a questo punto Achille chiede dei suoi cari. Quindi come dice Luc Ferry: la vita in armonia con l'ordine cosmico è la vera saggezza, la via autentica […] che ci salva dalle paure e ci rende anche maggiormente liberi e aperti agli altri.

Continuiamo la nostra ricerca nella saggezza degli antichi: prendiamo come esempio il viaggio stesso di Ulisse per ritornare ad Itaca.

Tutta l'Odissea ci insegna che bisogna trovare il luogo a cui apparteniamo e raggiungerlo, altrimenti non saremo in grado di stare bene con noi stessi (non a caso, Ulisse pur essendo in compagnia della bellissima Calipso, in un'isola paradisiaca e senza alcuna responsabilità, vuole comunque tornare a casa).

Lo stesso Nietzsche riprende questo concetto e ribadisce che lo scopo ultimo della vita è l'amor fati, l'amore del proprio destino. Gli antichi ci dicono che ognuno di noi ha il compito di compiere il percorso che lo porterà ad essere in armonia con il resto del cosmo, e solo così si potrà raggiungere la saggezza e la serenità.

Citando un altro esempio più sconosciuto, facciamo questa volta riferimento alla vicenda di Deucalione e Pirra.

Poichè l'umanità era corrotta, Zeus decide di inondare la Terra, ma di salvare solo due uomini (un po' come Noe e la sua famiglia). Al termine di questo diluvio, gli unici esseri umani sopravvissuti sono appunto Deucalione e Pirra, che hanno costruito un'arca e sono approdati sul Parnaso. Qui incontrano la dea Temi, la quale gli spiega come creare una nuova razza umana, queste le sue parole:

“Allontanatevi dal tempio e copritevi il capo, sciogliete le vesti e buttate dietro le spalle le ossa della grande madre” (Metamorfosi , I, 381-383)

Deucalione e Pirra eseguono dunque gli ordini, indossa le vesti sacrificali (“copritevi il capo e sciogliete le vesti”) e lanciano alcuni sassi ( la grande madre non è altro che la terra, mentre le ossa sono appunto le rocce, i sassi). Da questi sassi nascono uomini e donne. Ma perché proprio i sassi, e non, fiori, pezzi di legno o qualsiasi altra cosa?

I sassi rappresentano la nuova stirpe umana: una razza forte come la pietra, resistente alla fatica e solida come la roccia.

Potrei andare avanti e citarvi moltissimi altri esempi, ma non lo farò. Con questo articolo, ho voluto stimolare la vostra curiosità. Non è necessario andare a studiare le discipline orientali, per riflettere sulla realtà.


  15  Nov  2015 ,
Elena Lucia Zumerle

 

Elena Lucia Zumerle

 

 

 

 

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