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Cultura

Pablo Neruda, il pericolo nella poesia.

Pablo Neruda, il pericolo nella poesia.

 

Il 12 luglio del 1904 a Parral, in Cile, nasce Neftali Ricardo Eliezer Reyes Basoalto.

Il mondo lo conoscerà con lo pseudonimo di Pablo Neruda.

 

Lo pseudonimo è un omaggio all’autore praghese Jan Neruda, tra le sue opere più celebri “I racconti di Mala Stranà”.

 

”La mia poesia è......

come un organismo vivente:

infantile quando ero ragazzo,

giovanile quando ero giovane,

sconsolata quando ho sofferto,

combattiva quando sono dovuto

intervenire nella lotta politica.

Ho sempre scritto

per una necessità interiore”

 

Un’ esistenza vissuta con passione, poeta, politico, collezionista di opere d’arte, stampe cinesi, mappe, ma anche di bottiglie colorate e souvenir di viaggio.

È considerato universalmente tra i più importanti poeti del XX secolo.

 

nacqui alla vita, alla terra, alla poesia e alla pioggia”

 

Già durante la formazione scolastica dimostra interesse e capacità per letteratura e scrittura, dote che verrà incoraggiata dalla sua insegnante, Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga che, con lo pseudonimo di Gabriela Mistral, in onore di Gabriele d'Annunzio e Frédéric Mistral, sarà la prima donna latinoamericana a vincere il Nobel per Letteratura.

 

È 1917, quando appena tredicenne, pubblica il suo primo articolo “Entusiasmo y Perseverancia” sulla testata locale “La Mañana”.

Tre anni più tardi, per celare la propria identità al padre, contrario all’arte della poesia, inizierà a firmarsi con lo pseudonimo di Pablo Neruda, in seguito riconosciutogli anche legalmente.

 

“Era il mio cuore un'ala viva e torbida

e paurosa ala d'anelito.

Era primavera sui campi verdi.

Azzurra era l'altezza ed era smeraldo il suolo.

Lei-quella che mi amava-morì in Primavera

Ricordo ancora i suoi occhi di colomba in ansia.

Lei-quella che mi amava-chiuse gli occhi. Sera.

Sera di campo, azzurra. Sera d'ali e di voli.

Lei-quella che mi amava-morì in Primavera.

E si portò la Primavera in cielo”

 

A soli 19 anni, nel 1923, pubblica il suo primo libro in versi dal titolo “Crepuscolario” e un anno dopo firma “Venti poesie d’amore e una canzone disperata”, che nonostante il successo, viene rifiutato da alcuni editori per lo stile modernista dell’opera.

 

“Per sopravvivermi tì ho forgiata come un’arma,

come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.

Ma cade l’ora della vendetta, e ti amo.

Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.

Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell’assenza!

Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!”

 

Appassionato di riviste culturali e letterarie per le quali partecipò attivamente all’edizione ed alla pubblicazione, nel 1925, inizierà a dirigere “Caballo de bastos”.

 

Ma é nel 1927, riversando in condizioni di povertà, che suo malgrado avrà inizio la sua carriera diplomatica, accettando la nomina di console prima a Yangon in Birmania, poi a Colombo, ex capitale dello Sri-Lanka, incarichi ai quali ne seguiranno altri in svariate città come Madrid e Buenos Aires, dove ebbe modo di conoscere rispettivamente Rafael Alberti e Federico Garcia Lorca.

 

Nel 1930, a Batavia, sposa la banchiera olandese Maryka Antonieta Hagenaar Vogelzanglo, unione, che per il dolore causato dalla prematura scomparsa della figlia, sarà minata da continui dissapori, sciogliendosi definitivamente quando Neruda inizierà a frequentare la pittrice argentino-cilena, Delia del Carril, conosciuta nel giugno del 1934.

Figlia di una ricca famiglia argentina, presente nel panorama artistico e letterario dell’epoca ed iscritta al Partito Comunista Francese, sarà lei ad indirizzare Neruda verso gl’ideali del marxismo.

 

Due amanti felici fanno un solo pane

una sola goccia di luna nell"erba

lascian camminando due ombre che s’uniscon

lasciano un solo sole vuoto in un letto”

 

Nel 1947, a causa dei contrasti con il governo di Gabriel Gonzalez Videla per una politica anticomunista ed alla forte critica che il poeta rivolse al Presidente con un discorso al Senato, a seguito di una feroce repressione contro dei minatori in sciopero, Neruda si vide costretto a fuggire e ad affrontare un lungo periodo di clandestinità.

Periodo durante il quale viaggerà attraverso l’Unione Sovietica, Polonia, Ungheria e tra il 1951 e il 1952 in Italia, stabilendosi a Capri.

Permanenza che sarà ispirazione per Antonio Skarmeta, che pubblicherà “Il postino di Neruda”, romanzo dal quale sarà liberamente tratta la pellicola “Il Postino” che vedrà impegnato nella sua ultima interpretazione, Massimo Troisi.

 

 

 

Ad agosto dello stesso anno Pablo Neruda poté fare ritorno in Cile, incontrando nuovamente Delia del Carril dalla quale si era separato a causa dell’esilio forzato.

Il rapporto era però ormai concluso e mentre Delia fece ritorno in Europa, Neruda continuò la relazione con Matilde Urrutia, cantante cilena, conosciuta durante la nomina di console in Messico nel 1940, ed alla quale aveva dedicato “I versi del capitano”.

Sarà la sua terza ed ultima moglie.

 

“Se consideri lungo e pazzo

il vento di bandiere

Che passa per la mia vita

e ti decidi

a lasciarmi sulla riva

del cuore in cui ho le radici,

pensa che in quel giorno,

in quell’ora,

leverò in alto le braccia

e le mie radici usciranno

a cercare altra terra”

 

Pablo Neruda continua il suo impegno politico in favore del comunismo, scrivendo anche molti articoli sulla morte di Che Guevara, che definisce “grande eroe della rivoluzione” , ammirazione che era ricambiata dal medico argentino.

Era il 1961 quando gli Stati Uniti interrompono le relazioni diplomatiche con Cuba ed é in quei giorni che Ernesto Guevara conoscerà il poeta cileno, del quale portava sempre con se il libro “Canto General” che considerava, “il libro più alto dell’America poetica” e del quale eseguì un saggio.

 

L’opera, contenente 231 poesie, é sicuramente una fra le tracce più significative lasciate da Neruda, pubblicato nel 1950, contiene amore per la terra e la “sua” America, é poesia e lotta.

Canta di coloro che difesero la propria terra, dagli indigeni sino alle lotte operaie.

 

“Altre volte, di nuovo cadono

i rami spezzati dalla collera

e una cenere minacciosa

copre la sua antica maestà:

così avvenne da altri tempi,

così venne fuori dall’agonia

finché una mano segreta,

e delle braccia innumerevoli,

il popolo custodì i frammenti,

nascose tronchi immutabili,

e le sue labbra erano le foglie

dell’immenso albero diviso,

disseminato per ogni parte,

che cammina con le sue radici.

Questo è l’albero, l’albero

del popolo, di tutti i popoli

della libertà, della lotta.”

 

 

Narra le gesta di Lautaro e dei suoi guerrieri che sconfissero le forze spagnole del governatore Pedro de Valdivia.

 

“La fatica e la morte conducevano

la truppa di Valdivia tra le fronde.

Avanzavan le lance di Lautaro.

Tra morti e foglie andava

Come in un tunnel Pedro de Valdivia.

Fra le tenebre arrivava Lautaro.

Pensò all’Extremadura petrosa,

al dorato olio, alla cucina,

al gelsomino lasciato oltremare.”

 

 

 

Si scaglia contro le multinazionali statunitensi.

 

“Appena squillò la tromba

tutto era pronto sulla terra,

e Geova divise il mondo

tra Coca-Cola Inc., Anaconda,

Ford Motors, e altre società:

la Compagnia United Fruit

si riservò la parte più succosa,

la costa centrale della mia terra,

la dolce cintura d’America.

Ribattezzò le sue terre

“ Repubbliche Banane”,

e sopra gli inquieti eroi

che conquistarono la grandezza,

la libertà, e le bandiere,

instaurò l’opera buffa:

cedette antichi benefici,

regalò corone imperiali,

sguainò l’invidia, e chiamò

la dittatura delle mosche,

mosche Trujillo, mosche Tavho,

mosche Carias, mosche Tartinez,

mosche Ubico, mosche umide

d’umile sangue e marmellata,

mosche ubriache che ronzano

sopra le tombe popolari,

mosche da circo, sagge mosche

esperte in tirannia.”

 

Posizione contro gli U.S.A. che mantenne durante la crisi del 1962 e che vide l’Unione Sovietica spiegare missili nucleari a Cuba, in risposta al tentativo d’invasione dell’isola.

E ancora, durante la guerra del Vietnam.

Dal canto suo la C.I.A., intraprese una campagna cercando d’infrangere credibilità e reputazione di Neruda.

 

  Nel 1971, dopo che per motivi di salute aveva abbandonato la carriera diplomatica, il 21 ottobre, viene insignito del Premio Nobel per Letteratura.

 

È l’11 settembre 1973, quando con un colpo di Stato militare, Augusto Pinochet, appoggiato per una politica anticomunista dagli Stati Uniti nelle figure di Nixon e Kissinger, si autonominò Presidente del Cile, rovesciando il governo socialista di Salvador Allende, che preferì il suicidio piuttosto che arrendersi ai golpisti.

 

Il Messico, offrì esilio a Pablo Neruda che sarebbe dovuto partire il 24 settembre, ma il giorno precedente, domenica 23 settembre, il poeta si spense nella clinica Santa Maria di Santiago dove era ricoverato per un cancro alla prostata.

 

Nel 2011, l’ex autista Araya concede un’intervista al giornalista cileno Francisco Marìn, pubblicata dal settimanale messicano “Proceso”, nella quale raccontava di un’iniezione praticata nella clinica a Neruda.

 

A 40 anni dalla sua scomparsa, l’8 aprile del 2013 viene riesumata la salma del poeta, ma l’analisi sui campioni dei resti, non rivelano tracce di sostanze tossiche, viene invece confermata l’esistenza di lesioni metastatiche in vari segmenti dello scheletro, che corrispondono alla malattia per la quale era stato curato.

 

Avvenimenti e testimonianze fanno sì che le circostanze siano ancora oggi, non chiarite del tutto, tanto che il Partito Comunista Cileno ha ottenuto una nuova riapertura delle indagini nel gennaio del 2015.

 

Qualunque sia l’esito di questa nuova inchiesta, nulla aggiungerà alla criminalità della dittatura di Pinochet.

 

Altrettanto, nulla si aggiunge alla grandezza poetica di Pablo Neruda attribuendo storicità alla frase che sembra abbia rivolto ai militari durante una perquisizione nella sua casa:

"Signori, l’unico pericolo qui, è la poesia” .


  23  Set  2016 ,
Libero Alearno

 Libero Alearno

Poeta. Poesia e Musica sono il cambiamento, sono l'indipendenza che é la base della libertà dell'individuo. Le mie parole, sono semplicemente i "miei scritti", quello che vivo e che sono. Credo però, che le parole migliori per descrivermi, siano quelle che aprono "Terra alla Pioggia", che hanno tra le righe il mio passato, il presente ed il futuro.

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